Nel finale del Fedro di Platone, dopo una lunga riflessione sull’arte oratoria, si apre uno degli snodi più suggestivi del dialogo: una meditazione sul valore e sui pericoli della scrittura. A sollevare la questione è un mito antico, il mito di Theuth, riportato da Platone per bocca di Socrate. In esso si cela una critica profonda e tuttora attuale sulla relazione tra conoscenza e memoria.
Theuth e il giudizio di Thamus
Secondo il racconto, il dio egizio Theuth, inventore di numerose arti e tecniche, tra cui la matematica, l’astronomia e la scrittura, presenta le sue scoperte al faraone Thamus. Quest’ultimo accoglie con favore molte di esse, ma si mostra scettico nei confronti della scrittura.
La tesi di Thamus è radicale: la scrittura, lungi dal rafforzare la memoria, la indebolisce. Essa induce l’anima ad affidarsi a segni esterni piuttosto che alla propria capacità interiore di ricordare. Così facendo, non genera sapere, ma solo l’apparenza del sapere. L’individuo che legge può sembrare sapiente, ma non lo è veramente, perché non ha conquistato quella conoscenza attraverso lo sforzo della reminiscenza e della riflessione.
La scrittura: strumento ambivalente
Thamus individua tre grandi limiti del testo scritto:
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Rigidità: lo scritto è muto, non può rispondere a domande né adattarsi all’interlocutore.
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Esposizione: una volta pubblicato, appartiene a tutti e a nessuno, può finire nelle mani di chi non lo comprende.
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Incapacità di difendersi: non può proteggersi da chi lo fraintende o lo critica.
La scrittura è dunque un sapere immobile, pietrificato, che non vive né evolve, e che può facilmente indurre a una falsa erudizione: l’illusione che leggere molto equivalga a sapere molto.
Memoria e verità: Platone e la reminiscenza
Questa visione della scrittura si inserisce nella più ampia teoria platonica della conoscenza. Per Platone, sapere è ricordare. Le anime, prima della nascita, sono state a contatto con le verità eterne: il processo filosofico è dunque un riattivare questa conoscenza, una reminiscenza (anamnesis), non un’acquisizione esterna.
La maieutica socratica, l’arte del dialogo, ha proprio questa funzione: aiutare l’anima a ricordare se stessa, a risvegliare verità interiori. In questo contesto, la scrittura appare inadeguata: è fissa, chiusa, non dialoga, non provoca, non stimola l’interrogazione.
Socrate e il logos vivente
Il mito è anche un omaggio a Socrate, che non scrisse nulla e per cui il logos era parola viva, scambio, movimento. Per lui, la verità non si dà mai come definitiva, ma si cerca nella relazione con l’altro, nel dialogo aperto, nella tensione continua.
Anche Platone, pur utilizzando la scrittura, tenta di preservare la vitalità del pensiero: i suoi dialoghi mimano la conversazione filosofica, cercano di evitare l’immobilità e il dogmatismo del trattato scritto.
I rischi della scrittura
In sintesi, i rischi principali legati alla scrittura, secondo il mito e l’interpretazione platonica, sono:
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Rilassamento della mente: ci si affida alla scrittura senza più sforzarsi di ricordare.
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Illusione del sapere: si confonde il sapere conquistato con il sapere acquisito passivamente.
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Falsa erudizione: si scambia una testa piena per una testa saggia.
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Fuga dalla verità: la scrittura conserva, ma non fa vivere il pensiero.
Schema Visivo: Scrittura vs Conoscenza
Aspetto | Scrittura | Dialogo Filosofico |
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Origine del sapere | Esterna, fissa | Interna, dinamica |
Memoria | Meccanica, affidata a un supporto esterno | Attiva, esercitata dalla mente |
Rapporto con l’altro | Assente o passivo | Presente, essenziale |
Verità | Apparente, imitata | Conquistata, ricordata |
Rischi | Presunzione, immobilità, illusione | Sforzo, dubbio, trasformazione |
📚 Libri Consigliati
Ecco un elenco di testi per approfondire questo tema, tra filosofia, filologia e riflessioni sulla memoria:
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Platone, Fedro – Traduzioni consigliate: Laterza, Bompiani, BUR
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Platone, Menone – Per approfondire la teoria della reminiscenza
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Jacques Derrida, La farmacia di Platone – Una lettura decostruzionista del mito di Theuth
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Walter Ong, Oralità e scrittura – Come la scrittura ha trasformato il pensiero umano
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Maurizio Ferraris, Documentalità – La filosofia contemporanea della scrittura