Scena a cronologia
Il dialogo si svolge nella primavera del 399 a.C. nella prigione di Atene, dove Socrate è detenuto in attesa dell’esecuzione. Il Fedone è un racconto in cornice narrato da Fedone all’amico Echecrate a Fliunte, diverso tempo dopo la morte di Socrate. La composizione del dialogo si colloca dopo il 387 a.C., ovvero dopo la fondazione dell’Accademia di Platone.
Personaggi
- Fedone di Elide: Il narratore del dialogo. Nato da una famiglia nobile di Elide, fu ridotto in schiavitù durante la guerra e portato ad Atene, dove Socrate lo fece riscattare e accogliere nella cerchia dei suoi discepoli. Dopo la morte di Socrate, fondò una scuola socratica a Elide.
- Echecrate di Fliunte: Filosofo pitagorico che incontra Fedone a Fliunte. La sua curiosità sulla morte di Socrate dà avvio alla narrazione.
- Socrate: Il protagonista del dialogo. Condannato a morte, affronta con serenità e razionalità il tema dell’immortalità dell’anima, discutendo con i suoi discepoli fino al momento dell’esecuzione.
- Santippe: Moglie di Socrate. Appare brevemente, in preda alla disperazione, e viene allontanata perché il filosofo possa trascorrere gli ultimi momenti con i suoi discepoli.
- Critone: Fedele amico di Socrate, gli resta accanto fino alla fine. Riceve l’ultimo messaggio di Socrate: sacrificare un gallo ad Asclepio, segno che il filosofo vede la morte come una liberazione.
- Simmia di Tebe: Uno dei due principali interlocutori di Socrate nel dialogo. Fu prima discepolo del pitagorico Filolao e poi di Socrate. Nel Critone è menzionato tra coloro disposti a pagare per la fuga di Socrate.
- Cebete di Tebe: L’altro interlocutore principale. Come Simmia, fu inizialmente discepolo di Filolao e poi di Socrate. Nel dialogo è il più vivace e critico, ponendo domande sulla natura dell’anima.
- Apollodoro: Discepolo di Socrate, è tra i più emotivamente coinvolti. Piange apertamente per la morte del maestro.
- Il carceriere: Il custode della prigione, che dimostra rispetto e ammirazione per Socrate, commuovendosi prima dell’esecuzione.
- Il Ministro degli Undici: Funzionario incaricato di eseguire la condanna.
L’incontro tra Echecrate e Fedone
Echecrate, desideroso di conoscere i dettagli sugli ultimi momenti di Socrate, chiede a Fedone di raccontargli tutto ciò che accadde nel giorno della sua morte. Fedone, che fu presente all’esecuzione, inizia il suo racconto spiegando che quel giorno Socrate appariva sereno e trascorse le ultime ore dialogando con i suoi amici e discepoli nella prigione di Atene. Il tema centrale della discussione fu l’immortalità dell’anima, argomento su cui si sviluppa l’intero dialogo.
Fedone racconta con ammirazione il comportamento calmo e filosofico di Socrate di fronte alla morte, sottolineando la sua capacità di accogliere la fine con dignità, senza alcun timore. Questa introduzione serve a creare il contesto per il lungo discorso del filosofo sulla natura dell’anima, sulla vita dopo la morte e sulla ricerca della verità attraverso la filosofia.
L’ambiente orfico-pitagorico caratterizza il clima della discussione. I principali interlocutori di Socrate, Simmia e Cebete, sono discepoli della scuola pitagorica, e lo stesso Echecrate, a cui Fedone racconta la vicenda, appartiene a questa tradizione filosofica. Anche le prime dottrine che emergono nel dialogo hanno una forte impronta pitagorica.
Platone, prima ancora di presentare Socrate come un maestro della dialettica, lo introduce come un uomo di ferma fede orfica. La serenità con cui affronta la morte deriva innanzitutto dalla sua convinzione, tipicamente orfica, che il corpo sia la tomba dell’anima (sōma-sēma). Proprio da questa credenza Socrate prende le mosse per dimostrare, in maniera razionale e dialettica, l’immortalità dell’anima.
A dissipare ogni dubbio in merito, vale l’affermazione pragmatica che Platone mette in bocca a Socrate proprio all’inizio del dialogo:
“È la cosa più conveniente di tutte che chi è sul punto di intraprendere il viaggio verso l’altro mondo rifletta con la ragione e mediti, anche attraverso i miti, su questo viaggio, immaginandolo nel modo più adeguato.”
Schema del dialogo:
Socrate espone quattro argomenti per dimostrare l’immortalità dell’anima:
L’argomento della ciclicità (o dei contrari)
- Tutte le cose nascono dal loro contrario (esempio: il sonno e la veglia).
- La vita e la morte si alternano ciclicamente: i vivi provengono dai morti e viceversa.
- Quindi, l’anima deve esistere anche dopo la morte.
L’argomento della reminiscenza
- Conosciamo alcune verità senza averle apprese con i sensi (es. il concetto di uguaglianza perfetta).
- Questo implica che la nostra anima esisteva prima della nascita, dove ha appreso tali verità.
- Se esiste prima della vita, allora può esistere anche dopo la morte.
L’argomento dell’affinità
- L’anima è simile alle realtà immutabili e invisibili (come le Idee).
- Il corpo è simile alle cose materiali, mortali e deperibili.
- Poiché l’anima è affine alle realtà eterne, è anch’essa immortale.
L’argomento della causa vitale
- L’anima è ciò che dà vita al corpo.
- Poiché la vita è il contrario della morte, l’anima non può accogliere la morte in sé.
- Pertanto, l’anima è immortale.
Le obiezioni di Simmia e Cebete
- Simmia: L’anima potrebbe essere come un’armonia di un corpo (e quindi morire con esso).
- Cebete: L’anima potrebbe sopravvivere a più vite, ma non essere eterna.
La confutazione di Socrate
- L’anima non è un’armonia perché governa il corpo, non è solo un prodotto di esso.
- Se l’anima è principio della vita, non può ammettere la morte, proprio come il calore non può ammettere il freddo.
APPROFONDIMENTO:
La prima prova a favore dell’immortalità dell’anima
Platone si propone di dimostrare due punti fondamentali:
- L’anima continua a esistere anche dopo la morte del corpo.
- Contrariamente a quanto molti credono, l’anima conserva anche nell’aldilà la sua forza e la sua intelligenza.
A sostegno di questa tesi, Platone fornisce tre dimostrazioni:
La teoria dei contrari e il ciclo della vita e della morte
Platone parte dal richiamo all’antica dottrina orfica della rigenerazione delle anime e della metempsicosi, secondo cui le anime che nascono in questo mondo provengono dall’aldilà, dal mondo dei morti.
Egli sostiene che ogni processo di generazione e corruzione avviene tra stati contrari: ad esempio, il caldo e il freddo, la veglia e il sonno. Allo stesso modo, anche la vita e la morte sono due contrari. Se esiste un processo che porta dal vivo al morto (ovvero la morte), per una legge generale della natura deve esistere anche un processo opposto, che va dal morto al vivo: questo processo è il rivivere o rinascere.
Questa teoria stabilisce quindi che la morte non è la fine dell’anima, ma solo una transizione all’altro stato, necessaria per il perpetuo equilibrio del ciclo della vita.
La dottrina della reminiscenza e la conoscenza innata
Il secondo momento della dimostrazione viene avviato da Cebete, che richiama la dottrina della reminiscenza. Secondo questa teoria, il conoscere non è altro che un ricordare esperienze e conoscenze che l’anima ha acquisito prima di entrare nel corpo.
Questa dottrina presuppone quindi che l’anima abbia vissuto in un tempo anteriore alla nascita, in un’altra dimensione, l’aldilà, dove ha appreso le verità di cui ora conserva memoria.
Platone aveva già dimostrato questa tesi nel Menone, attraverso un esperimento maieutico: se si prende un uomo di normale intelligenza, che non ha mai studiato geometria, e gli si pongono problemi geometrici, egli, se opportunamente guidato con domande, sarà in grado di risolverli. Questo dimostra che il sapere è innato e che la conoscenza è un ricordo di ciò che l’anima ha appreso prima di incarnarsi.
Ma come possiamo provare che la nostra conoscenza è davvero una forma di ricordanza? Platone fornisce un ulteriore argomento:
- Noi non abbiamo mai visto né percepito cose assolutamente uguali, ma solo oggetti relativamente uguali, che presentano sempre qualche imperfezione.
- Tuttavia, possediamo il concetto di “uguale in sé”, ovvero di uguaglianza perfetta.
- Se i sensi non ci hanno mai fornito esempi di questa uguaglianza perfetta, da dove ci proviene questa nozione?
- È evidente che essa non deriva dall’esperienza sensibile, ma deve essere un ricordo dell’anima, acquisito prima della nascita.
Lo stesso ragionamento si applica non solo alle idee matematiche e geometriche, ma anche ai valori estetici ed etici, come il Bene in sé, il Giusto in sé, il Santo in sé.
Da ciò si deduce che l’anima deve aver vissuto prima della nascita, possedendo già intelligenza e vero sapere.
La continuità dell’anima dopo la morte
A questo punto, Cebete solleva un’obiezione: fino a ora, la dimostrazione sembra provare solo la preesistenza dell’anima (cioè la sua esistenza prima della nascita), ma non garantisce che essa continui a vivere dopo la morte.
Platone risponde che questo dubbio nasce perché si è dimenticato il primo punto della dimostrazione. Infatti, se vale la legge ciclica del nascere e del morire, secondo cui il vivo nasce dal morto e il morto deriva dal vivo, allora è chiaro che le anime devono continuare a esistere dopo la morte affinché il ciclo della generazione possa proseguire.
Di conseguenza, l’assunto di partenza è provato:
- Le anime preesistono alla nascita e permangono dopo la morte dell’uomo.
- In questa preesistenza, esse possedevano intelligenza e conoscenza, e ciò deve valere anche nella loro post-esistenza, poiché l’intelligenza è un carattere essenziale dell’anima.
La seconda prova dell’immortalità dell’anima
Nonostante la prima dimostrazione, Simmia e Cebete rimangono dubbiosi. Nell’anima continua a persistere un pungolo di incertezza, che Platone paragona a un fanciullino bisognoso di rassicurazioni.
La premessa della seconda prova è che l’anima è capace di conoscere le cose immutabili ed eterne. Ma se essa può cogliere queste realtà, deve avere una natura affine a esse. Quindi, se le idee sono immutabili ed eterne, anche l’anima deve essere immutabile ed eterna.
Platone distingue due categorie di cose:
- Le cose che si dissipano e si decompongono: queste appartengono alla categoria delle cose composte, cioè quelle che non permangono mai identiche e sono soggette al mutamento.
- Le cose che non si dissipano e non si ricompongono: queste appartengono alla categoria delle cose non composte, ovvero quelle che rimangono sempre uguali e immutabili.
Ora, se confrontiamo le realtà sensibili con le idee pure (come il concetto dell’Uguale in sé, del Bello in sé, del Buono in sé), notiamo che:
- Le cose sensibili non permangono mai uguali a sé stesse, ma cambiano continuamente.
- Le idee pure, invece, sono immutabili, sempre uguali a sé stesse e costanti nel tempo.
Le cose sensibili sono quindi colte attraverso i sensi, mentre le idee pure sono accessibili solo tramite la riflessione e l’intelletto. Da ciò si possono distinguere due tipi di realtà:
- Le realtà visibili, soggette al cambiamento e alla corruzione.
- Le realtà invisibili o intellegibili, che rimangono sempre immutabili.
Non c’è dubbio che:
- Il corpo è affine alla realtà visibile, poiché è mutevole e soggetto alla corruzione.
- L’anima è affine alla realtà invisibile, poiché partecipa della stabilità e dell’immortalità.
Inoltre, Platone sottolinea che:
- Il corpo è governato dall’anima, mentre l’anima è ciò che domina e governa.
- Il divino ha la funzione di comandare, mentre il mortale è soggetto al comando.
- Poiché l’anima è ciò che governa, essa è più affine al divino, mentre il corpo è più affine alla dimensione mortale.
L’anima, per sua natura, è simile a ciò che è divino, immortale, intellegibile, uniforme, indissolubile e sempre identico a sé stesso. Questo dimostra che, a differenza del corpo, essa non è soggetta al disfacimento e continua a esistere anche dopo la morte.
Le obiezioni di Simmia e Cebete
Dopo la seconda prova sull’immortalità dell’anima, Simmia e Cebete sollevano due importanti obiezioni, che mettono alla prova le argomentazioni di Socrate.
L’obiezione di Simmia: l’anima come armonia musicale
Simmia sostiene che quanto detto da Socrate riguardo all’anima e al corpo potrebbe essere paragonato al rapporto tra un’armonia musicale e lo strumento che la produce.
- L’armonia è invisibile e appartiene a una realtà superiore, proprio come l’anima.
- Lo strumento musicale, invece, è visibile e corporeo, proprio come il corpo umano.
Tuttavia, dalla natura invisibile e intangibile dell’armonia non si può dedurre che essa sia immortale. Se lo strumento si rompe o si disgrega, anche l’armonia che esso produce cessa di esistere.
Allo stesso modo, anche l’anima, pur essendo di natura diversa dal corpo, potrebbe dipendere da esso. Quando il corpo si disgrega, anche l’anima potrebbe dissolversi, esattamente come un’armonia musicale scompare con la distruzione dello strumento.
L’obiezione di Cebete: il tessitore e i vestiti
L’obiezione di Cebete è più complessa e si basa su una riflessione diversa:
- Egli ammette che l’anima e il corpo siano entità distinte.
- Accetta anche che l’anima sia più resistente e più duratura del corpo.
- Tuttavia, questo non dimostra che l’anima sia immortale e indistruttibile.
Cebete suggerisce che l’anima potrebbe reincarnarsi più volte, attraversando diverse esistenze, ma senza essere necessariamente eterna. Dopo aver vissuto in più corpi, potrebbe spegnersi e dissolversi insieme all’ultimo corpo in cui si trova.
Per chiarire il concetto, Cebete usa un’immagine simbolica:
L’anima potrebbe essere paragonata a un tessitore che ha tessuto e consumato molti vestiti nel corso della sua vita. Tuttavia, a un certo punto, il tessitore muore prima di aver consumato l’ultimo dei suoi vestiti. Analogamente, l’anima potrebbe preesistere a diversi corpi, ma ciò non significa necessariamente che sopravviva per sempre: potrebbe esaurirsi e dissolversi con l’ultimo corpo a cui è legata.
Le due obiezioni sollevano quindi due problemi cruciali:
- L’anima è solo una funzione del corpo, come l’armonia è una funzione dello strumento musicale?
- L’anima, pur essendo più longeva del corpo, potrebbe comunque estinguersi dopo un certo numero di reincarnazioni?
Questi dubbi mettono alla prova le argomentazioni di Socrate, il quale sarà chiamato a fornire una risposta ancora più solida per dimostrare l’effettiva immortalità dell’anima.
La terza dimostrazione dell’immortalità dell’anima
La confutazione dell’obiezione di Simmia si basa su tre argomenti fondamentali:
- L’anima deve preesistere al corpo
- Se l’anima fosse simile a un’armonia musicale, essa potrebbe esistere solo dopo che lo strumento è stato costruito e accordato.
- Tuttavia, come è stato dimostrato con la dottrina della reminiscenza, l’anima esiste prima del corpo e ha conoscenze pregresse.
- Dunque, l’anima non può essere un’armonia prodotta dal corpo, perché deve esistere prima di esso.
- L’anima non ammette gradazioni di armonia
- Se l’anima fosse un’armonia, tutte le anime dovrebbero essere assolutamente uguali, poiché l’armonia non ammette variazioni di più o di meno.
- Tuttavia, osserviamo che esistono anime virtuose e anime viziose, quindi l’anima non può essere un’armonia, perché la virtù stessa sarebbe una perfetta armonia, mentre il vizio una disarmonia.
- Se l’anima fosse un’armonia, non ci sarebbe distinzione tra anime buone e cattive, il che è assurdo.
- L’anima domina e regola il corpo
- È un fatto evidente che l’anima governa e regola il corpo.
- Ma l’armonia musicale non regola lo strumento che la produce: essa dipende dagli elementi fisici dello strumento.
- Se l’anima fosse un’armonia, allora dovrebbe dipendere dal corpo e non poterlo governare.
- Dunque, l’anima non può essere un’armonia, perché essa comanda e non è un semplice effetto del corpo.
Critica alla filosofia dei fisici: il fallimento di Anassagora
Platone, attraverso Socrate, critica la filosofia dei fisici (i primi filosofi naturalisti) e la loro incapacità di spiegare in modo soddisfacente la realtà.
Socrate racconta la sua delusione nei confronti di Anassagora, il quale aveva introdotto il principio di un’intelligenza ordinatrice del cosmo, ma poi aveva continuato a spiegare tutti i fenomeni con cause puramente meccanicistiche.
- Esempio del carcere: Socrate spiega che è in prigione perché ha ossa, muscoli e tendini che gli permettono di muoversi. Ma questa è solo una spiegazione materiale.
- La vera causa per cui Socrate è in carcere non è il movimento del suo corpo, ma una scelta razionale e morale, cioè la decisione di accettare la condanna invece di fuggire.
- La vera causa delle cose non è mai materiale e sensibile, ma deve essere ricercata nel logos (ragione) e nelle idee.
Platone afferma quindi che dobbiamo lasciare da parte i sensi e rifugiarci nella pura ragione per scoprire l’autentica causa delle cose, che risiede nelle idee:
- Le idee sono realtà intelligibili, che fungono da leggi ontologiche del mondo sensibile.
- Le cose materiali esistono in virtù delle idee.
- Per esempio, una cosa è bella perché partecipa dell’idea del Bello, e non viceversa.
Conclusione: l’anima è essenzialmente vita, dunque è immortale
Platone arriva così alla conclusione finale:
- L’anima è inseparabile dalla vita
- L’anima è ciò che dà vita al corpo.
- Se qualcosa ha come carattere essenziale la vita, allora non può accogliere in sé la morte.
- Il contrario della vita è la morte, ma l’anima è l’essenza stessa della vita.
- L’anima è incorruttibile
- Poiché l’anima coincide con l’idea della Vita, essa non può mai dissolversi o morire.
- La morte è un fenomeno che riguarda il corpo, ma l’anima, essendo principio vitale, è per sua natura eterna e incorruttibile.
Dunque, la terza dimostrazione prova definitivamente che l’anima è immortale e non può essere distrutta dalla morte del corpo.
La teoria delle idee nel Fedone
Si può notare che, in tutte e tre le prove dell’immortalità dell’anima, Platone si basa sulla sua teoria delle idee. Per questo motivo, molti studiosi hanno sottolineato che la dottrina dell’immortalità dell’anima è, in realtà, una conseguenza diretta della teoria delle idee.
Platone utilizza le idee come fondamento per dimostrare l’immortalità dell’anima nei seguenti modi:
- La prima prova: la dottrina della reminiscenza e l’eminenza delle idee
Nella prima dimostrazione, Platone sostiene che l’anima deve preesistere al corpo perché possiede conoscenze che l’esperienza sensibile non può giustificare.
- Noi possediamo conoscenze di tipo matematico, estetico ed etico, che contengono più di quanto l’esperienza possa offrire.
- Poiché queste conoscenze non derivano dai sensi, devono riferirsi a realtà meta-empiriche, ovvero alle idee eterne e immutabili.
- Se l’anima è in grado di riconoscere tali realtà, significa che le ha apprese prima di entrare nel corpo, e quindi deve aver avuto un’esistenza precedente.
Questa prova si basa dunque sulla dottrina della reminiscenza, che presuppone l’esistenza di idee indipendenti dal mondo sensibile e una dimensione preesistente dell’anima.
- La seconda prova: l’affinità tra anima e idee
Nella seconda dimostrazione, la teoria delle idee ha un ruolo ancora più evidente.
- Platone deduce l’immortalità, l’incorruttibilità e la divinità dell’anima dalla sua affinità con le idee.
- Le idee sono immutabili, incorruttibili e divine, mentre il mondo sensibile è mutevole e corruttibile.
- Poiché l’anima è più affine alle idee che alla materia, essa non può essere soggetta alla dissoluzione e alla morte, ma deve appartenere alla stessa realtà immutabile delle idee.
Questa argomentazione collega direttamente la natura dell’anima con la realtà del mondo intellegibile.
- La terza prova: l’anima come principio della vita
La terza prova è quella che si fonda più esplicitamente sulla teoria delle idee.
- Platone introduce una trattazione sistematica della teoria delle idee e, partendo da alcune caratteristiche essenziali delle idee, ne deduce una nuova dimostrazione.
- L’anima ha come carattere essenziale la vita, così come il caldo ha il carattere essenziale del fuoco.
- La morte è il contrario della vita: dunque, se l’anima è la vita stessa, non può accogliere in sé la morte, così come il caldo non può accogliere il freddo.
- Questo significa che l’anima, per sua natura, è immortale e incorruttibile.
Il mondo delle idee è, in ultima analisi, il mondo del soprasensibile, dell’immateriale, dell’intellegibile e dello spirituale. È per questo che Platone collega l’immortalità dell’anima esclusivamente a questa dimensione.
L’anima può essere immortale solo se esiste una realtà extra-fisica, extra-empirica ed extra-sensibile, ovvero una dimensione spirituale dell’essere.
In definitiva, l’intera argomentazione sull’immortalità dell’anima nel Fedone si fonda sulla teoria delle idee, che ne costituisce il presupposto metafisico essenziale.
La Seconda Navigazione nel Fedone
In un primo momento, Platone si occupò della filosofia della natura e della spiegazione naturalistica dei fenomeni. Tuttavia, queste spiegazioni si rivelarono insoddisfacenti. Neppure la dottrina di Anassagora, che pur si distingueva dagli altri naturalisti per aver introdotto il concetto di intelligenza ordinatrice (Nous), fu sufficiente. Infatti, Anassagora, pur riconoscendo il ruolo del Nous, continuava a spiegare i fenomeni con cause meccanicistiche e materiali, confondendo la vera causa delle cose con i mezzi attraverso cui essa si realizza.
Ma possono davvero gli elementi fisici e i principi meccanici spiegare la realtà e il suo divenire?
Platone affronta questa domanda con un celebre esempio: la prigionia di Socrate.
- Socrate è in carcere perché ha muscoli, ossa e tendini che gli permettono di restare lì e non fuggire. Questa, però, è solo una causa materiale, insufficiente a spiegare veramente il perché della sua condizione.
- Il vero motivo per cui Socrate è in carcere è una decisione razionale e morale: ha scelto di accettare la sentenza e di rispettare le leggi di Atene, credendo che fosse la cosa giusta da fare.
- Quindi, gli elementi meccanici e materiali non sono la vera causa, ma solo un mezzo attraverso cui si realizza una causa superiore.
Per scoprire questa causa meta-empirica, dice Platone, bisogna abbandonare il piano dei sensi, che confonde la mente, e rifugiarsi nel logos, nella sfera dell’intellegibile. Le vere cause delle cose sono le idee, come l’Uguale in sé, il Bello in sé, il Giusto in sé.
Questa rivoluzione del pensiero filosofico è ciò che Platone descrive con la metafora della Seconda Navigazione, un concetto che segnerà profondamente tutta la filosofia occidentale.
Il significato della Seconda Navigazione
Immaginiamo di voler spiegare perché una cosa è bella.
- Un naturalista direbbe che è bella per il colore, la forma o altre proprietà fisiche.
- Platone, invece, afferma che questi elementi non sono la vera causa, ma solo mezzi attraverso cui si manifesta la bellezza.
- La vera causa è l’Idea del Bello, che conferisce bellezza alle cose in virtù di una relazione causale.
Lo stesso principio vale per le azioni morali, per i numeri, per le figure geometriche e per tutte le realtà sensibili.
Dunque, nel Fedone emerge chiaramente il rapporto tra idee e cose empiriche:
- L’idea è la causa che fa sì che ciascuna cosa, azione o fenomeno sensibile sia ciò che è.
- La realtà sensibile non è autonoma, ma esiste in relazione al mondo intellegibile, che ne determina la natura e il valore.
Le due fasi della Seconda Navigazione
Platone struttura la Seconda Navigazione in due momenti:
- Primo momento → Si raggiunge il piano delle idee, comprendendo che esse sono le vere cause delle cose sensibili.
- Secondo momento → Si passa dal piano delle idee a quello dei principi supremi, che stanno al di sopra delle idee stesse.
Il grande risultato della Seconda Navigazione è la scoperta di un nuovo tipo di causa, costituita da realtà puramente intelligibili, e la conseguente riduzione del mondo sensibile a semplice mezzo attraverso cui si manifesta la vera realtà. Di conseguenza, non si spiegheranno più le cose belle in base agli elementi fisici, ma in relazione al Bello in sé.
La prima tappa della Seconda Navigazione consiste nell’adottare un postulato fondamentale, ovvero accettare le idee come vere cause delle cose. Da qui deriva un criterio epistemologico:
- Considerare vere solo quelle cose che concordano con questo postulato.
- Considerare false quelle che lo contraddicono.
A questo punto, però, sorge una domanda: cosa accade se qualcuno mette in dubbio questo postulato?
Platone risponde che, se ciò accade, bisogna cercare un principio ancora più elevato, procedendo fino a trovare un postulato supremo, che non abbia più bisogno di essere giustificato da nessun altro.
Questo suggerisce che al di sopra delle idee vi siano dei principi primi supremi, che rappresentano la base ultima della realtà.
Il Fedone e le dottrine non scritte
Nelle pagine del Fedone in cui Platone introduce la teoria delle idee nel modo più sistematico, emerge chiaramente che le idee non sono le cause prime e supreme.
Possiamo dunque concludere che, già nel Fedone, sono presenti e operanti le dottrine non scritte, ossia l’idea di un principio superiore alle idee, che Platone non espone direttamente nei suoi dialoghi.
Questa interpretazione invita a rileggere Platone con una maggiore attenzione ai livelli di significato impliciti nei suoi scritti, per comprendere il vero senso della sua filosofia.
Il mito dell’aldilà nel Fedone
Verso la fine del Fedone, Socrate espone una visione mitologica dell’aldilà per rafforzare la sua tesi sull’immortalità dell’anima. Questo racconto, che unisce elementi filosofici e mitologici, descrive il destino delle anime dopo la morte e la struttura dell’universo secondo Platone.
La vera natura della Terra
Socrate inizia il suo racconto descrivendo la vera natura della Terra, che è molto diversa da quella percepita dai sensi.
- La Terra è sferica e sospesa nello spazio, sostenuta dall’aria.
- Gli uomini vivono nella parte inferiore, all’interno di cavità simili a quelle di una spugna, senza percepire il mondo superiore.
- La parte autentica della Terra, invece, è luminosa e pura, abitata da esseri divini e perfetti.
- I fiumi della Terra provengono da un immenso oceano sotterraneo, chiamato Fiume Oceano, e da altri quattro fiumi mitologici.
I quattro fiumi dell’aldilà
Nel mondo sotterraneo scorrono quattro fiumi mitologici, che giocano un ruolo fondamentale nel destino delle anime:
- Acheronte – Il fiume principale, che raccoglie le anime e le conduce nei luoghi dove devono espiare le loro colpe.
- Cocito – Il fiume delle anime malvagie, dove coloro che hanno commesso gravi ingiustizie soffrono tormenti.
- Piriflegetonte – Un fiume di fuoco, che trasporta le anime di chi ha commesso crimini terribili, come omicidi e sacrilegi.
- Stige – Un fiume oscuro e ghiacciato, legato alle prove divine e ai giuramenti degli dèi.
Il giudizio delle anime
Dopo la morte, le anime vengono giudicate in base alle azioni compiute in vita:
- Le anime giuste e pure
- Salgono nel mondo superiore, dove vivono in uno stato di beatitudine completa.
- Contemplano le idee e la vera conoscenza.
- Le anime mediocri
- Hanno commesso errori, ma non crimini gravi.
- Sono destinate alla reincarnazione in nuovi corpi umani o animali.
- Le anime gravemente colpevoli
- Subiscono punizioni nei fiumi infernali, dove devono espiare le loro colpe per lunghi periodi.
- Se si pentono sinceramente, possono ottenere una reincarnazione migliore.
- Le anime irredimibili
- Hanno commesso crimini terribili senza mai pentirsi.
- Sono condannate a restare prigioniere nelle regioni più oscure dell’oltretomba, senza possibilità di redenzione.
Il mito dell’aldilà nel Fedone non deve essere inteso come una descrizione letterale della vita dopo la morte, ma come una metafora filosofica che trasmette diversi insegnamenti:
- La giustizia cosmica
- Le azioni hanno conseguenze anche dopo la morte.
- L’importanza della filosofia
- Solo chi ha vissuto una vita filosofica può liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni e raggiungere la vera conoscenza.
- La purificazione dell’anima
- L’obiettivo della vita è distaccarsi dal corpo e dalle passioni materiali per avvicinarsi alla verità.
Socrate conclude il mito con un messaggio di speranza:
Chi ha vissuto rettamente non deve temere la morte, perché essa non è una fine, ma una transizione verso una condizione migliore.
Il messaggio dei miti escatologici del Fedone
Platone è consapevole che i miti sull’aldilà da lui narrati nel Fedone non siano altro che favole nei loro dettagli e nelle loro specifiche determinazioni. Egli vuole che il lettore stesso ne sia consapevole. Tuttavia, il mito, pur essendo una favola, racchiude una verità di fondo, anzi una verità assoluta: nell’aldilà, il giusto riceve una ricompensa, mentre l’ingiusto subisce un castigo.
Dopo aver descritto con la sua prosa più smagliante le sorti delle anime — i premi e i castighi che le attendono — Platone scrive che sostenere con certezza che le cose stiano esattamente come le ha esposte non si addice a un uomo di buon senso. Tuttavia, affermare che qualcosa di simile debba accadere, dal momento che l’anima è immortale, è una convinzione che merita di essere accolta. Vale la pena rischiare di credervi, poiché “il rischio è bello”, ed è necessario che, attraverso queste credenze, operiamo un incantesimo su noi stessi.
Per questo Platone afferma di proteggere e sostenere questo mito da tempo. L’uomo che, durante la sua vita, ha rinunciato ai piaceri e agli ornamenti del corpo, considerandoli estranei e dannosi, e ha invece cercato la vera gioia nell’apprendere, deve avere piena fiducia nella sorte della sua anima.
Non è il caso di dare eccessivo peso alla nozione di rischio. Platone ha perfettamente compreso che credere nell’aldilà comporta un rischio, poiché si tratta di una certezza che potremmo definire, con un linguaggio non suo, “certezza di cose sperate ma non vedute”, non conoscibili razionalmente o dialetticamente. Tuttavia, nel Fedone, questa certezza appare più salda perfino dei discorsi filosofici, che possono sempre essere messi in dubbio.
Socrate, ormai prossimo alla morte, con il corpo già in parte irrigidito, pronuncia le sue ultime parole: “Critone, dobbiamo un gallo ad Esculapio. Dateglielo, non dimenticatelo”. Il gallo era offerto in sacrificio ad Esculapio, dio della medicina, quando si guariva da una malattia. Con queste parole, Socrate suggella il messaggio di certezza che proviene dall’aldilà: morendo, egli si sente veramente rinato e ha finalmente raggiunto la sua vera vita.
TESTI CONSIGLIATI
Fedone di Platone a cura di G. Reale edizione Bompiani
Fedone di Platone a cura di Tagliapietra edizione Feltrinelli
Fedone di Platone Rusconi libri
SCHEMA VISIVO
📜 FEDONE – Platone
🕰️ SCENA & CONTESTO CRONOLOGICO
Evento | Dettagli |
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📍 Luogo | Prigione di Atene |
📅 Tempo narrato | 399 a.C., ultimo giorno di Socrate |
🗣 Tempo della narrazione | Qualche anno dopo – dialogo tra Fedone ed Echecrate a Fliunte |
✍️ Composizione | Dopo il 387 a.C., post fondazione dell’Accademia |
🎭 PERSONAGGI PRINCIPALI
Personaggio | Ruolo |
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Socrate | Protagonista: muore sereno, discute dell’immortalità dell’anima |
Fedone | Narratore, discepolo presente alla morte di Socrate |
Echecrate | Filosofo pitagorico, ascolta il racconto |
Simmia | Interlocutore, pone dubbi importanti sull’anima |
Cebete | Altro interlocutore critico, stimola argomenti filosofici |
Critone | Amico fedele, riceve l’ultimo messaggio di Socrate |
Santippe | Moglie di Socrate, piange e viene allontanata |
Apollodoro | Discepolo, molto emotivo |
Carceriere | Mostra rispetto per Socrate |
Ministro degli Undici | Esegue la condanna |
🧠 TEMI CENTRALI DEL DIALOGO
🧩 1. Immortalità dell’anima
🟪 ARGOMENTI DI SOCRATE
Argomento | Sintesi |
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🔁 Ciclicità | I vivi nascono dai morti → anima continua a esistere |
🧠 Reminiscenza | La conoscenza è innata → l’anima preesiste al corpo |
🌟 Affinità | L’anima è simile alle Idee → eterna e immutabile |
💡 Causa vitale | L’anima è la vita stessa → non può morire |
⚔️ 2. LE OBIEZIONI
Interlocutore | Obiezione |
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Simmia | L’anima è come un’armonia musicale → può dissolversi |
Cebete | L’anima è come un tessitore → può durare a lungo, ma non per sempre |
🔍 3. CONFUTAZIONE DI SOCRATE
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L’anima preesiste al corpo → non può essere un’armonia
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Le anime sono diverse → esistono anime buone e cattive
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L’anima governa il corpo, non ne dipende
🌀 SECONDA NAVIGAZIONE
Da cosa a cosa | Spiegazione |
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🌍 Cause fisiche → 🧠 Cause intelligibili | Socrate rifiuta le spiegazioni meccanicistiche |
💬 Idee = vere cause | Es. una cosa è bella perché partecipa all’Idea di Bello |
🔹 Necessario abbandonare i sensi → affidarsi alla ragione (logos)
🔹 Il mondo sensibile è un riflesso del mondo delle Idee
🧱 TEORIA DELLE IDEE E IMMORTALITÀ
Prova | Connessione con le Idee |
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Reminiscenza | Conoscenza di idee preesiste all’esperienza |
Affinità | L’anima è simile alle Idee: invisibile, immutabile, divina |
Causa vitale | L’anima partecipa dell’Idea della Vita, quindi non può morire |
🌌 MITO DELL’ALDILÀ
Tema | Dettagli |
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🌍 Vera natura della Terra | Terra sferica, sospesa, con livelli visibili e invisibili |
🌊 Fiumi mitologici | Acheronte, Cocito, Piriflegetonte, Stige |
⚖️ Giudizio delle anime | |
• Anime giuste → mondo superiore | |
• Anime mediocri → reincarnazione | |
• Anime colpevoli → espiazione | |
• Anime irredimibili → condanna eterna |
🎇 MESSAGGIO FINALE
Concetto | Significato |
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🐓 “Un gallo ad Esculapio” | Socrate considera la morte una guarigione, un ritorno alla vera vita |
✨ Il mito come incantesimo | Non è una verità letterale, ma una verità morale e spirituale |
🧘 Vita filosofica | Solo chi si è purificato dal corpo raggiunge la beatitudine dell’anima |
🧭 VALORE FILOSOFICO DEL FEDEONE
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Sviluppa una metafisica dell’anima
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Integra filosofia greca, pensiero orfico e pitagorico
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Fondamentale per la teoria delle idee e della conoscenza
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Prefigura le dottrine non scritte → un principio ancora sopra le idee
Altre opere di Platone commentate su Bassaparola:
- Apologia di Socrate – Socrate si difende dalle accuse di corruzione dei giovani e di empietà, sostenendo la propria innocenza e dichiarando di non temere la morte.
- Simposio – Una serie di discorsi sull’amore, culminanti nella concezione dell’amore come desiderio di conoscenza e bellezza assoluta.
- Gorgia – Critica la retorica sofistica e discute la relazione tra potere e giustizia, sostenendo la superiorità della vita giusta.
- Eutifrone – Socrate chiede cosa sia la pietà e, spoiler, non ottiene una risposta. Un capolavoro di confusione socratica vestita da logica implacabile.
- Critone – Socrate, in prigione, discute con Critone sull’importanza di rispettare le leggi, rifiutando la proposta di fuga e accettando la condanna a morte.
- La Repubblica – Esamina la natura della giustizia e descrive lo Stato ideale, introducendo la teoria delle idee e il mito della caverna.
- Fedone – Nell’ultimo giorno di vita di Socrate, si affronta il tema dell’immortalità dell’anima e della filosofia come preparazione alla morte.
- Sofista – Analizza la figura del sofista e la distinzione tra essere e non essere, approfondendo la natura dell’errore e dell’apparenza.
- Protagora – Sofisti contro filosofi: Platone racconta un dibattito epico sulla virtù. La virtù si può insegnare?
- Timeo – Offre una cosmologia in cui il Demiurgo ordina il caos secondo modelli eterni, creando un cosmo armonioso.
- Lachete – Socrate chiede a due generali cosa sia il coraggio, ma finisce per confonderli. Un dialogo breve che dimostra che Platone sapeva rendere anche i guerrieri filosofi.
- Crizia – Racconta la storia di Atlantide e della sua guerra contro l’antica Atene, presentando una civiltà avanzata poi scomparsa.
- Filebo – Esamina il confronto tra piacere e intelligenza nella ricerca della vita felice, sostenendo la superiorità dell’intelletto.
- Menone – Indaga se la virtù possa essere insegnata, introducendo la teoria della reminiscenza e l’idea che la conoscenza sia innata.
- Politico – Discute la natura del vero politico e il ruolo della scienza politica nel governare, distinguendo tra diverse forme di governo.
- Teeteto – Esplora la natura della conoscenza, esaminando definizioni come “conoscenza è percezione” e “conoscenza è opinione vera”.
- Leggi: Ultimo e più lungo dialogo, propone un sistema legislativo per una città ideale, enfatizzando l’importanza delle leggi nella vita sociale.
- Oppure visita la Guida completa alle opere di Platone per perderti con stile tra le idee immortali.