HomeMitologia grecaIl mito di Sisifo: dall'astuzia alla condanna eterna

Il mito di Sisifo: dall’astuzia alla condanna eterna

Il mito di Sisifo è uno dei più celebri racconti della mitologia greca. Non parla soltanto di inganno e punizione, ma anche di un tema universale: la lotta dell’uomo contro un destino inevitabile.

L’inganno di Sisifo contro gli dèi

Sisifo, re di Corinto, non era noto per la virtù. Tradiva, uccideva e rubava. Ma il suo vero “peccato” agli occhi degli dèi fu l’astuzia con cui osò mettersi contro di loro.

Quando il dio fluviale Asopo cercava sua figlia Egina, Sisifo rivelò che l’aveva rapita Zeus, ma solo dopo aver ottenuto in cambio una sorgente eterna per la sua città. Questo tradimento spinse Zeus a inviare Thanatos, la personificazione della morte, per punirlo.

Come Sisifo ingannò la morte

Grazie a uno stratagemma, Sisifo riuscì a incatenare la Morte stessa. Finché Thanatos fu prigioniero, nessuno moriva: i feriti continuavano a soffrire e persino i guerrieri sul campo di battaglia restavano in agonia. Alla fine fu Ares, dio della guerra, a liberare Thanatos e a consegnare Sisifo al suo destino.

Il secondo inganno: l’inganno ad Ade

Neanche nell’Oltretomba Sisifo smise di tramare. Prima di morire, ordinò a sua moglie Merope di non celebrarne i funerali. Così, giunto davanti ad Ade e Persefone senza sepoltura, poté lamentarsi: non aveva il diritto di stare lì. Chiese e ottenne tre giorni di permesso per tornare sulla Terra e rimediare… ma non tornò mai più. Visse ancora a lungo, fino alla vecchiaia.

La condanna eterna

Alla fine, nessuna astuzia poté salvarlo. Gli dèi lo condannarono nel Tartaro a una pena infinita: spingere un enorme masso su per una collina, che però rotolava sempre giù a un passo dalla vetta. Un ciclo eterno di fatica e fallimento.

L’interpretazione di Albert Camus

Nel 1942, il filosofo francese Albert Camus riprese questo mito nel celebre saggio Il mito di Sisifo. Per lui, Sisifo diventa simbolo dell’“assurdo”: il contrasto tra il desiderio umano di trovare un senso e l’universo muto che non ne offre alcuno.

Eppure, Camus rovescia la prospettiva: immagina Sisifo consapevole e sereno, capace di trovare libertà e dignità nella lotta stessa. Da qui la frase divenuta celebre: “Bisogna immaginare Sisifo felice.”

Sisifo nell’arte e nella letteratura

Il mito ha ispirato artisti e scrittori per secoli:

  • già nelle ceramiche greche del VI secolo a.C.;

  • nei dipinti drammatici del Rinascimento e del Barocco;

  • nelle interpretazioni moderne, che ne sottolineano l’alienazione e l’assurdo.

In letteratura, oltre all’Odissea di Omero e al saggio di Camus, Sisifo è riapparso in poesie, romanzi e opere teatrali come simbolo universale della condizione umana: lotta, resistenza e ricerca di senso.

FAQ – Domande frequenti sul mito di Sisifo

Chi era Sisifo?
Il re di Corinto, famoso per la sua astuzia e per aver ingannato più volte sia uomini che dèi.

Come ha ingannato la morte?
Prima imprigionò Thanatos, impedendo a chiunque di morire; poi convinse Persefone a lasciarlo tornare temporaneamente sulla Terra, senza però mai rientrare nell’Oltretomba.

Qual era la sua punizione?
Spingere per l’eternità un masso su per una collina, che rotolava sempre giù a un passo dalla cima.

Perché Albert Camus ha parlato di Sisifo?
Perché ha visto in lui il simbolo dell’uomo moderno, che cerca significato in un universo che non ne offre.

Cosa significa “Bisogna immaginare Sisifo felice”?
Significa che la felicità non sta nel raggiungere un fine ultimo, ma nel vivere con consapevolezza e forza la lotta stessa.

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