Un’isola oltre le Colonne d’Ercole
Nell’opera di Platone, Timeo e Crizia, viene evocato il mito di una terra meravigliosa posta oltre le Colonne d’Ercole, più grande della Libia e dell’Asia messe insieme: Atlantide. Governata dai discendenti di Poseidone, questa potente civiltà dominava il mare e prosperava grazie al commercio e alla sua tecnologia avanzata. Poi, nel volgere di un solo giorno e di una brutta notte, l’intera isola si inabissò nel mare, scomparendo per sempre.
Quello di Atlantide è un mito che ha attraversato i secoli, affascinando storici, archeologi e appassionati. Ma è possibile che Platone si fosse ispirato a un evento realmente accaduto? Una catastrofe naturale che cancellò una civiltà florida e avanzata esistita nel cuore del Mediterraneo?
Santorini e le tracce dell’antico disastro
A migliaia di chilometri da dove Platone collocava Atlantide, nel Mar Egeo, sorge Santorini, un’isola incantevole nota per i suoi paesaggi mozzafiato. Ma oltre il suo fascino turistico, Santorini custodisce uno dei segreti più affascinanti del passato: la sua forma a mezzaluna e le scogliere a picco sul mare raccontano la storia di una delle più violente eruzioni vulcaniche mai registrate, quella del XVII secolo a.C., conosciuta come l’eruzione minoica di Thera.
Al centro dell’isola si trova una caldera vulcanica, una depressione creata dal collasso del vulcano dopo l’eruzione. Studi geologici rivelano che l’eruzione emise oltre 100 km³ di materiale, distruggendo l’intera isola e generando tsunami che si abbatterono sulle coste del Mediterraneo orientale. Un evento naturale così potente da avere ripercussioni non solo ambientali, ma anche culturali e storiche.
Akrotiri: l’Atlantide dell’Egeo?
Prima dell’eruzione, sull’isola di Thera sorgeva una fiorente città: Akrotiri. Protetta per millenni dalla cenere vulcanica, la città è oggi uno dei siti archeologici meglio conservati dell’antichità. Le sue rovine testimoniano un livello di sviluppo sorprendente per l’epoca: edifici su più piani, affreschi raffinati, sistemi fognari, acqua corrente e perfino sciacquoni.
Akrotiri era una colonia della civiltà minoica, che aveva il suo centro sull’isola di Creta. La sua posizione strategica lungo le rotte commerciali ne aveva fatto un importante snodo marittimo, e la sua ricchezza è visibile ancora oggi nei dettagli artistici e architettonici.
Curiosamente, non sono stati ritrovati corpi umani nel sito: probabilmente, gli abitanti riuscirono a fuggire, avvertiti da terremoti che precedettero l’eruzione. Il loro destino rimane un mistero.
La civiltà minoica: un’età dell’oro perduta
Per comprendere appieno Akrotiri, è necessario fare un salto a Creta, nel cuore della civiltà minoica. Qui sorgeva Cnosso, un vasto complesso palaziale che, secondo la leggenda, ispirò il mito del labirinto del Minotauro. Con le sue oltre 1.300 stanze, il palazzo di Cnosso era il fulcro politico, religioso ed economico di una civiltà avanzatissima per l’epoca.
I minoici dominarono il Mediterraneo orientale per secoli, costruendo una talassocrazia fondata sul commercio marittimo. Avevano contatti con l’Egitto, la Mesopotamia e altre culture del Vicino Oriente. Gli affreschi e i reperti dimostrano un’economia prospera, una società complessa e una visione del mondo incentrata sulla natura e sulla spiritualità.
Rispetto ai micenei, popolo guerriero della Grecia continentale, i minoici appaiono meno bellicosi e più raffinati, sia nell’arte che nell’organizzazione sociale. Un modello di civiltà che, secondo alcuni studiosi, avrebbe potuto ispirare Platone nella sua narrazione utopica.
L’eruzione e il declino
L’eruzione minoica non segnò subito la fine della civiltà minoica, ma ne fu certamente l’inizio del declino. Gli tsunami e i terremoti causati dall’esplosione devastarono Creta, compromettendo porti, città costiere e — soprattutto — la flotta minoica, cuore pulsante della sua economia.
Indebolita, la civiltà minoica divenne facile preda dei Micenei, che nel XV secolo a.C. conquistarono Creta. Da quel momento, la cultura micenea dominò l’Egeo per i secoli successivi, fino al proprio crollo durante il cosiddetto collasso dell’età del bronzo.
Atlantide: mito o memoria?
Tutti gli elementi che Platone attribuisce ad Atlantide — una potenza navale, una società avanzata, tecnologie perdute, la fine improvvisa e tragica — trovano una sorprendente corrispondenza nella storia di Akrotiri e della civiltà minoica.
Certo, Platone colloca Atlantide oltre le Colonne d’Ercole, nell’Oceano Atlantico. Ma molti studiosi ritengono che la sua narrazione si basi su racconti antichi, tramandati oralmente, che parlavano di una civiltà perduta, scomparsa sotto il mare. In un’epoca in cui la Grecia stava appena riscoprendo la scrittura e l’arte, il ricordo della civiltà minoica poteva apparire come l’eco lontano di un’età dell’oro.
Altre teorie identificano Atlantide con luoghi differenti: Tartesso, nella penisola iberica; l’Irlanda preistorica; o vere e proprie costruzioni allegoriche. Tuttavia, la teoria che collega Atlantide all’eruzione di Thera rimane una delle più suggestive.
Un’eredità viva
Oggi, Santorini è una delle mete turistiche più amate al mondo. Ma dietro i suoi tramonti mozzafiato si nasconde una storia di fuoco, mare e civiltà scomparse. Un’isola che ci parla di quanto la natura possa essere potente, di quanto la cultura possa essere fragile e di come, a volte, il mito sia solo storia dimenticata.
Chiudiamo con le parole di Platone, che descrivono la fine di Atlantide:
"In tempi posteriori, essendo succeduti terremoti e cataclismi straord inari, nel volgere di un solo giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola di Atlantide fu inghiottita dal mare, scomparendo per sempre."📘LIBRI CONSIGLIATI