Contestualizzazione e contenuto del Critone
Il Critone è un dialogo composto da Platone intorno al 395 a.C. e si colloca, per cronologia degli eventi rappresentati, tra l’Apologia di Socrate e il Fedone. Il primo dialogo narra la difesa di Socrate davanti al tribunale che lo condannò a morte, mentre il secondo descrive l’ultima giornata di vita del filosofo. Nel Critone, l’amico e discepolo Critone cerca di convincere Socrate a fuggire dal carcere di Atene, dove è rinchiuso in attesa dell’esecuzione. Tuttavia, Socrate rifiuta la fuga, affermando che un uomo giusto deve rispettare le leggi anche quando esse sono ingiuste.
Critone, sconcertato, fatica a comprendere questa scelta. Per chiarire le sue ragioni, Socrate immagina che le leggi di Atene, fondamento della democrazia, prendano voce e lo interroghino sulle conseguenze della fuga. Esse gli fanno notare che con tale atto metterebbe in pericolo la stabilità della città e il rispetto per le sentenze dei tribunali, giuste o ingiuste che siano. Alle obiezioni secondo cui la condanna è ingiusta, le leggi rispondono affermando che Socrate è loro figlio e servitore, e che deve loro obbedienza assoluta. Esse gli ricordano che avrebbe potuto scegliere l’esilio, ma che durante il processo rifiutò questa pena, preferendo affrontare la morte.
Infine, le leggi esortano Socrate a non cedere alla tentazione di ricambiare l’ingiustizia subita con un’ingiustizia, poiché questo minerebbe l’ordine sociale e la moralità della città. Convinto da queste argomentazioni, Critone si arrende e non ha più nulla da obiettare. Socrate, con serena accettazione, accoglie il proprio destino, che interpreta come parte della volontà divina.
Verità storica e funzione del dialogo
Anche se la discussione tra Socrate e Critone potrebbe non essersi svolta nei termini narrati da Platone, era consuetudine nell’Atene del V secolo permettere ai condannati di fuggire prima dell’esecuzione. È quindi probabile che Socrate si sia effettivamente interrogato sulla possibilità della fuga, anche se ciò non prova che il dialogo sia avvenuto esattamente come raccontato.
Attraverso il Critone, Platone non solo giustifica la scelta di Socrate, ma scagiona anche gli amici del filosofo dall’accusa di non aver fatto abbastanza per salvarlo. Inoltre, il dialogo ha lo scopo di impressionare il pubblico ateniese e di mostrare la coerenza morale e filosofica di Socrate.
Confronto tra Apologia e Critone
L’Apologia e il Critone coprono un periodo breve della vita di Socrate, dal processo fino ai giorni che precedono l’esecuzione. Tuttavia, presentano due immagini del filosofo apparentemente contrastanti: nell’Apologia, Socrate rifiuta di obbedire a comandi ingiusti, mentre nel Critone appare sottomesso alle leggi, senza lasciare spazio al dissenso. Questo ha portato la critica moderna a interrogarsi sulla coerenza delle sue posizioni e sul significato dell’obbedienza alle leggi anche quando sono ingiuste.
Il discorso di Critone
Critone esorta Socrate a fuggire, appellandosi all’opinione pubblica che vedrebbe nella sua mancata evasione un segno di codardia. Egli ritiene vergognoso che Socrate accetti la condanna senza reagire, soprattutto considerando che il processo avrebbe potuto avere un esito diverso con una strategia difensiva più accorta. Critone sostiene che la fuga sarebbe giustificata per tre motivi:
- Verso se stesso: accettando la condanna, Socrate non ricambia il torto subito, contraddicendo la norma secondo cui bisogna fare bene agli amici e male ai nemici.
- Verso i figli: venendo meno al dovere di allevarli e istruirli.
- Verso gli amici: la sua morte li farà apparire come vili e incapaci di proteggerlo.
Critone riflette i valori dell’Atene del tempo, che imponevano all’uomo di evitare la sconfitta a ogni costo, sia in guerra che in tribunale. Il dialogo mette così in luce il contrasto tra la mentalità comune e i nuovi valori introdotti da Socrate.
Il discorso di Socrate
Socrate non rifiuta la fuga per un semplice rispetto formale della legge, ma pone prima una questione etica: è giusto o no fuggire? Egli sostiene che non bisogna mai commettere ingiustizia, neanche per ritorsione. Inoltre, come per la salute del corpo ci si affida ai medici, così per la giustizia bisogna seguire l’opinione di chi se ne intende. L’ingiustizia, afferma, corrompe l’anima e pertanto non può essere un’opzione accettabile.
La prosopopea delle leggi
Socrate introduce la personificazione delle leggi di Atene, che lo rimproverano per la sua intenzione di fuggire. Esse sostengono che, accettando di vivere in Atene, Socrate ha implicitamente stipulato un contratto sociale che gli impone di rispettare le leggi, anche quando gli sono sfavorevoli. La fuga, dunque, equivarrebbe a distruggere l’ordine cittadino e a rinnegare il patto che lo lega alla polis.
Interpretazioni del Critone
Alcuni studiosi vedono nel Critone una teorizzazione della totale sottomissione dell’individuo allo Stato. Tuttavia, l’opera non sembra imporre un’obbedienza cieca, bensì un’alternativa: persuadere le leggi a cambiare oppure accettarle. L’obbedienza alle leggi non è quindi incondizionata, ma subordinata alla possibilità di un dialogo con esse.
Il messaggio di Platone
Con il Critone, Platone affronta il tema dell’obbedienza alle leggi e della giustizia. Socrate rappresenta il cittadino virtuoso che rispetta le leggi per garantire l’ordine sociale. Il dialogo introduce anche una riflessione sulla dignità morale: Socrate accetta la condanna per preservare la propria integrità. Infine, Platone anticipa concetti che saranno sviluppati da filosofi come Hobbes e Rousseau, ponendo le basi del contrattualismo politico.
Il Critone non è solo un’opera sulla scelta di Socrate, ma una profonda riflessione sul rapporto tra individuo, Stato e giustizia, con implicazioni che vanno oltre il contesto storico di Atene.