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I legami culturali e commerciali tra cretesi ed egizi: un viaggio tra archeologia e mitologia

Thomas Mann, nella sua celebre tetralogia biblica Giuseppe e i suoi fratelli, descrive con straordinaria intuizione alcuni ambienti interni di un palazzo egizio, arricchiti da affreschi realizzati da pittori cretesi invitati appositamente per la loro abilità tecnico-artistica. Questa suggestione letteraria, quasi profetica, ha trovato una sorprendente conferma nel 1990, quando l’archeologo austriaco Manfred Bietak, dopo trent’anni di ricerche in Egitto, portò alla luce a Tell el-Dab’a (l’antica Avaris, capitale dei conquistatori Hyksos) frammenti di affreschi indiscutibilmente di arte minoica.

Questi frammenti furono rinvenuti su una rampa del palazzo reale, ma la loro datazione precisa resta incerta. Non è ancora possibile stabilire se siano anteriori o posteriori alla ricostruzione del palazzo e se i committenti delle pitture siano stati gli Egizi stessi, subito dopo la liberazione dall’occupazione Hyksos durante il periodo della XVIII dinastia (circa 1550-1295 a.C.), oppure proprio i loro antichi nemici. Tali interrogativi richiedono ulteriori prove archeologiche e studi approfonditi. Tuttavia, il solo fatto che artisti cretesi fossero attivi nel regno dei faraoni è un dato certo che dimostra l’importazione di forme e tecniche artistiche dall’isola di Creta verso l’Egitto.

L’influenza dell’arte cretese in Egitto

Le tecniche e le forme artistiche importate dalla civiltà minoica rappresentavano per i committenti egizi qualcosa di esotico e affascinante. Questa contaminazione culturale è testimoniata non solo dagli affreschi, ma anche da numerosi oggetti ritrovati in tombe egizie. In particolare, in alcune sepolture dell’area di Messarà e nell’isolotto di Mochlos sono stati scoperti amuleti d’oro a forma di testa di toro e di piede umano. Sebbene provenienti da laboratori autoctoni, questi oggetti mostrano una chiara influenza della tradizione artistica egizia.

I gioielli minoici sono tra le testimonianze più evidenti di questa reciproca influenza culturale. Spesso decorati con foglie di papiro o fiori di ninfea, simboli sacri per i sacerdoti e i dignitari del faraone, questi gioielli riflettono un gusto estetico che fonde elementi tipici di Creta con motivi dell’iconografia egizia. Inoltre, la presenza di pietre preziose come ametista e corniola, importate dall’Egitto insieme all’oro, conferma l’esistenza di scambi commerciali attivi tra le due civiltà.

Le rotte commerciali del Mediterraneo antico

Oltre ai materiali preziosi, da Creta venivano importati in Egitto anche oli aromatici, vino e legname. L’Egitto, a sua volta, faceva parte di un vasto sistema di rotte commerciali che si estendevano dalla lontana Tracia fino al Libano e alla Mesopotamia. A conferma di questi scambi, sono stati rinvenuti gioielli raffinati e amuleti a Mochlos con disegni floreali simili a quelli trovati nella necropoli di Ur, in Mesopotamia. Questa rete commerciale non si limitava al semplice scambio di beni materiali, ma favoriva anche il trasferimento di conoscenze tecniche e artistiche. La lavorazione dell’ossidiana e del quarzo, provenienti dall’odierna Anatolia, così come le tecniche per la lavorazione del rame, furono trasmesse da artigiani asiatici ai laboratori minoici. Nonostante l’origine orientale di molte di queste tecniche, con il tempo esse assunsero caratteristiche peculiari chiaramente minoiche.

La diffusione dell’arte minoica nell’era post-minoica

A partire dal 1400 a.C., nell’era post-minoica, i rapporti commerciali e culturali tra Creta e le altre civiltà del Mediterraneo si intensificarono ulteriormente. Non solo con l’Egitto e la Mesopotamia, ma anche con la Grecia micenea, si svilupparono legami stretti che portarono alla creazione di vere e proprie colonie cretesi sulle coste dell’Asia Minore.

L’archeologo tedesco Niemeier ha portato alla luce affreschi di chiara influenza cretese a Tel Kabri, in Israele, mentre altre testimonianze pittoriche che documentano la presenza cretese in Asia sono state scoperte in Siria, ad Alalakh, e lungo le coste del Libano, a Minet el-Beida, nei pressi di Ugarit. Questi ritrovamenti confermano la vasta portata della diffusione culturale minoica nel Mediterraneo orientale.

Le fonti scritte e i limiti della documentazione archeologica

Nonostante la ricchezza dei ritrovamenti materiali, la documentazione scritta rimane scarsa. Le tavolette in lineare B rinvenute nel palazzo di Cnosso, che registrano i materiali in entrata e uscita dal palazzo, non forniscono informazioni dettagliate sui rapporti con l’Egitto o con altre regioni del Mediterraneo. Anche reperti specifici come il coperchio di una scatola in pietra con simboli di Khyan, un re Hyksos in Egitto, e la statuetta di un ufficiale egiziano, Ab-Nub-Nes Waset-User, trovati a Cnosso, non offrono informazioni sufficienti per comprendere appieno la natura dei rapporti tra Creta e l’Egitto. Tuttavia, questi oggetti rappresentano preziose testimonianze di un dialogo culturale e commerciale che, sebbene frammentario, risulta evidente attraverso le analogie artistiche e tecniche.

Simboli e iconografia condivisa

L’arte cretese ed egizia si intrecciano non solo attraverso i manufatti, ma anche nelle rappresentazioni simboliche. L’immagine del toro, ad esempio, evoca il legame profondo tra le due civiltà. Nei palazzi egizi di Avaris, capitale degli Hyksos nel delta del Nilo, sono state ritrovate scene che raffigurano il salto del toro, una pratica tipicamente cretese. Questo tipo di rappresentazione non è solo un esempio di influenza estetica, ma anche un segno tangibile di un contatto diretto tra le due culture. L’adozione di simboli e motivi iconografici cretesi nell’arte egizia dimostra come il Mediterraneo antico fosse un crocevia di idee, tecniche e tradizioni che si mescolavano e si arricchivano reciprocamente.

Un dialogo millenario tra civiltà

L’analisi delle testimonianze archeologiche e artistiche evidenzia un quadro complesso e affascinante di scambi tra Creta e l’Egitto. Non si trattava solo di rapporti commerciali, ma di un vero e proprio dialogo culturale che ha influenzato profondamente l’evoluzione artistica, tecnologica e sociale di entrambe le civiltà. Le analogie tra gli oggetti, le tecniche di lavorazione e i motivi decorativi cretesi ed egizi sono la prova tangibile di questi contatti millenari. Sebbene la documentazione scritta sia limitata, il materiale archeologico ci permette di ricostruire una storia di relazioni intense, in cui il Mediterraneo antico emerge come un grande mosaico di culture interconnesse.

In attesa di nuove scoperte archeologiche, queste testimonianze ci ricordano quanto la storia umana sia stata, fin dalle sue origini, una storia di incontri, scambi e contaminazioni culturali.

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