HomeFilosofia della Grecia AnticaPlatonePlatone (427-347 a.C.): biografia di un filosofo immortale

Platone (427-347 a.C.): biografia di un filosofo immortale

Le origini e la giovinezza

Platone nacque ad Atene nel 427 a.C., nel mese di Targelione (maggio-giugno), secondo quanto riferisce Diogene Laerzio (III 2) citando Apollodoro. Una tradizione mitica vuole che Platone sia nato nello stesso giorno in cui, secondo gli abitanti di Delo, era nato il dio Apollo, rafforzando l’aura sacrale che nel tempo circonderà la sua figura. Tuttavia, “Platone” non era il suo vero nome: si trattava di un soprannome. Diogene Laerzio (III 4) tramanda tre possibili spiegazioni sull’origine di questo nomignolo: alcuni sostengono che derivasse dalla sua corporatura robusta (dal greco platos, che significa “ampiezza”), altri dalla larghezza della sua fronte, altri ancora dalla vastità del suo stile filosofico. L’ipotesi più accreditata è la prima. Il suo vero nome era Aristocle, in onore del nonno paterno.

Platone apparteneva a un’importante famiglia aristocratica. Il padre Aristone si dice discendesse dal mitico re Codro, mentre la madre, Perictione, vantava legami con il celebre legislatore Solone. La genealogia della famiglia materna, ricostruita sempre da Diogene Laerzio (III 1), include figure politiche rilevanti dell’Atene oligarchica, tra cui Crizia, uno dei Trenta Tiranni. Platone ebbe due fratelli, Adimanto e Glaucone — entrambi celebrati interlocutori nella Repubblica — e una sorella, Potone, madre di Speusippo, che sarebbe divenuto successore di Platone alla guida dell’Accademia.

Formazione, efebia e incontro con Socrate

Durante l’adolescenza Platone attraversò il tradizionale periodo dell’efebia (409-407 a.C.), prendendo parte, secondo Aristosseno (fr. 11 Wehrli), a tre campagne militari: a Tanagra, Corinto e Delio. A quest’ultima battaglia avrebbe ricevuto anche un riconoscimento per il suo valore.

In gioventù, Platone si dedicò alla poesia, componendo ditirambi, liriche e persino tragedie, e coltivò interessi nella pittura e nella ginnastica. In quel periodo frequentò anche il pensiero eracliteo, in particolare attraverso il filosofo Cratilo, come conferma Aristotele nella Metafisica. Tuttavia, l’incontro con Socrate, avvenuto quando Platone aveva circa vent’anni (408-407 a.C.), rappresentò una svolta esistenziale e filosofica decisiva. Diogene Laerzio racconta un aneddoto suggestivo: Socrate avrebbe sognato un piccolo cigno che, posatosi sulle sue ginocchia, avrebbe spiccato il volo cantando dolcemente; il giorno seguente Platone si sarebbe presentato come suo discepolo, e Socrate lo avrebbe riconosciuto nel sogno.

Colpito dall’insegnamento socratico, Platone abbandonò la poesia e, secondo la leggenda, bruciò la sua tragedia esclamando: «Efesto, avanza così: Platone ha bisogno di te». Da quel momento fino alla morte di Socrate nel 399 a.C., Platone fu suo fedele allievo.

Tra politica e delusioni: gli anni della giovinezza adulta

La guerra del Peloponneso terminò nel 404 a.C. con la vittoria di Sparta. Ad Atene salì al potere il regime oligarchico dei Trenta Tiranni, tra cui spiccava lo zio Crizia. Crizia invitò Platone a partecipare al governo, ma il giovane filosofo, deluso dal comportamento violento e autoritario dei nuovi governanti, si tenne a distanza. Quando, nel 403 a.C., i democratici riconquistarono il potere e Crizia morì nella battaglia di Munichia, Platone si trovò nuovamente privo di fiducia nei confronti della politica attiva.

Nel 399 a.C., la condanna a morte di Socrate per empietà e corruzione dei giovani, eseguita proprio dal nuovo regime democratico, fu per Platone un colpo profondissimo. La morte dell’amato maestro lo convinse definitivamente a rinunciare, almeno per un certo tempo, alla politica attiva. Subito dopo il processo, temendo persecuzioni, Platone si rifugiò con altri socratici a Megara, presso Euclide.

I viaggi: Italia, Sicilia, Egitto

Nel 388 a.C. Platone intraprese un importante viaggio in Magna Grecia, desideroso di conoscere da vicino le comunità pitagoriche. Conobbe a Taranto il filosofo e matematico Archita, esponente autorevole del pitagorismo. Durante questo viaggio si recò a Siracusa, dove incontrò il tiranno Dionigi I. Sperava forse di trasformarlo in un “re-filosofo”, secondo l’ideale espresso nei suoi dialoghi, ma l’esperimento fallì. Tuttavia, nacque un forte legame con Dione, parente del tiranno, che diverrà in seguito figura centrale nelle imprese politiche ispirate da Platone.

Il soggiorno a Siracusa terminò drammaticamente: Dionigi, infastidito dalle idee di Platone, lo fece vendere come schiavo ad Egina. Venne liberato grazie all’intervento del socratico Anniceride di Cirene, che lo riscattò, secondo quanto riporta Diogene Laerzio (III 20).

Oltre a questo viaggio, Platone potrebbe aver compiuto anche spedizioni in Cirene, in Italia centrale e persino in Egitto, dove avrebbe appreso conoscenze matematiche e mediche. Diogene Laerzio suggerisce anche l’intenzione, mai realizzata, di visitare i Magi in Persia, impedita dallo scoppio di guerre in Asia.

La fondazione dell’Accademia

Tornato ad Atene nel 387 a.C., Platone fondò la sua scuola, acquistando un ginnasio e un terreno nei pressi del santuario dedicato all’eroe Accademo. Da questo deriva il nome Accademia, destinata a divenire uno dei più importanti centri di elaborazione filosofica dell’antichità. Il dialogo Menone è considerato il primo manifesto del nuovo metodo di ricerca educativa e filosofica promosso dalla scuola. L’Accademia attrasse allievi da tutta la Grecia, tra cui il giovane Aristotele.

I viaggi siciliani e le delusioni politiche

Nel 367 a.C., Platone tornò a Siracusa dopo la morte di Dionigi I, su invito di Dione, convinto che il nuovo tiranno, Dionigi II, potesse finalmente incarnare l’ideale del re-filosofo. Ma anche questa volta l’esperienza si rivelò fallimentare: Dione venne esiliato e Platone trattenuto a corte contro la sua volontà. Solo nel 365 a.C., grazie allo scoppio di una guerra e all’intervento di Archita, poté tornare ad Atene.

Nel 361 a.C., Platone si recò per la terza volta a Siracusa, sperando di mediare tra Dionigi II e Dione, ma la situazione si aggravò ulteriormente. Solo grazie all’intervento dei Tarantini, Platone riuscì a fuggire e fare ritorno in patria nel 360 a.C..

Dione riuscì infine a prendere il potere a Siracusa nel 357 a.C., ma fu assassinato nel 353 a.C. da una congiura guidata da Callippo, uno dei suoi uomini di fiducia. Ancora una volta, l’ideale politico platonico naufragava nella realtà.

La morte e l’eredità

Platone morì nel 347 a.C., all’età di circa ottant’anni, probabilmente ad Atene. Gli succedette nella direzione dell’Accademia il nipote Speusippo.

La sua opera filosofica — trasmessa attraverso i dialoghi — ha segnato in profondità la storia del pensiero occidentale. Il suo impegno nella ricerca della verità, la riflessione sull’anima, sulla giustizia e sulla conoscenza, e il suo ideale di un mondo retto da filosofi sapienti continuano a influenzare la filosofia, la politica, l’etica e la pedagogia anche dopo più di duemila anni.

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