All’inizio del Seicento, le città di Anversa, Augusta e Strasburgo sono le prime a vedere nascere le gazzette stampate. Tra il 1605 e il 1609 si afferma un nuovo mezzo di comunicazione: il giornale. In poco tempo, anche Amsterdam, Parigi, Vienna e Londra adottano il formato.
Firenze e Genova: le pioniere italiane
In Italia, le prime esperienze si registrano a Firenze e Genova. Mentre della Gazzetta Fiorentina non restano tracce certe, la Gazzetta Genovese del 1639 è documentata. Curiosamente, il termine “gazzetta” nasce a Venezia nel 1563, da un foglio venduto per una moneta d’argento da due soldi.
Piccoli formati, grande impatto
Le prime gazzette erano simili a piccoli libri: 15×23 cm, con 8-24 pagine. La tiratura era limitata, da 200 a 1000 copie. La stampa era controllata dallo Stato e soggetta a censura preventiva: solo chi aveva il “privilegio” del sovrano poteva pubblicare.
Dalla Gazette francese al primo quotidiano moderno
Nel 1631, Richelieu fonda la Gazette a Parigi, che raggiunge 12.000 abbonati nel 1672. Ma il primo quotidiano moderno nasce a Lipsia nel 1660: Leipziger Zeitung. In Inghilterra, la libertà di stampa arriva con l’abolizione del Licensing Act nel 1695. Da lì, nel 1702, nasce il Daily Courant, il primo quotidiano moderno della storia.
La stampa diventa potere: il “quarto potere”
Nel 1777 in Francia nasce il Journal de Paris. Dieci anni dopo, Edmund Burke afferma che la stampa è “il quarto potere”. Il giornalismo si fonde con la letteratura: nel 1719 Daniel Defoe pubblica Robinson Crusoe a puntate sul Daily Post.
Il mestiere del giornalista tra censura e pericoli
Fare il giornalista, però, è spesso rischioso. Nel 1570, Pio V fa impiccare Nicolò Franco, polemista e scrittore. Nel 1719, Clemente XI manda a morte l’abate Volpini per diffamazione. La Chiesa combatte i gazzettieri con bolle e condanne.
Nascono i giornali per il pubblico colto
Nel 1665, a Parigi, nasce il Journal des sçavans, primo periodico per eruditi. In Italia, la prima esperienza è a Roma con il Giornale dei Letterati (1668). Ma è Venezia a dominare il settore con il Giornale dei Letterati d’Italia, poi con le Novelle Letterarie (Firenze, 1740).
Gozzi e La Gazzetta Veneta: il modello inglese in Italia
Nel 1762, Gasparo Gozzi porta a Venezia il modello inglese dello Spectator con la sua Gazzetta Veneta, seguita da La Frusta Letteraria di Giuseppe Baretti. L’illuminismo e l’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert iniziano a influenzare anche l’Italia.
Milano e Il Caffè: la rivoluzione illuminista
A Milano, Pietro e Alessandro Verri, insieme a Cesare Beccaria, fondano Il Caffè, il miglior esempio di giornalismo illuminista italiano. Pubblicato ogni 10 giorni, raccoglie e diffonde il pensiero filosofico e riformista dell’epoca.
Giornalismo e riforme: l’Italia alla vigilia della rivoluzione
Negli ultimi decenni del Settecento, nascono 81 periodici in Italia. Nessuno è quotidiano, ma alcuni fogli raggiungono anche le 2500 copie. Il mestiere dello stampatore diventa redditizio, meno quello del giornalista. Le gazzette diventano strumenti di informazione ma anche di consenso politico.
Politica e giornali: l’eco delle rivoluzioni
Le grandi crisi politiche – dalla guerra d’indipendenza americana alla rivoluzione francese – scuotono l’informazione europea. Anche in Italia, le gazzette iniziano a parlare di politica, libertà, tirannia. Il giornalismo entra così nella modernità.
LIBRI CONSIGLIATI
Storia del giornalismo italiano, Dalle gazzette a Internet di Paolo Murialdi