25 novembre: Lizzi, violenza contro le donne pandemia ancora senza vaccino

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“Il femminicidio è l’estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste tragiche morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono da un lato l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo e, dall’altro, una terribile piaga culturale. La violenza sulle donne è probabilmente la forma più pervasiva di violazione dei diritti umani oggi conosciuta, un oltraggio che devasta vite, disgrega comunità e ostacola lo sviluppo. Si tratta di un problema di proporzioni pandemiche”.
Lo scrive in una nota l’europarlamentare della Lega, Elena Lizzi, che ricorda in merito alla discussione in Parlamento europeo sulla convenzione di Istanbul, “il sacrificio delle friulane Nadia, Romina, Michela e Lisa morte per mano di chi diceva di amarle in una società troppo spesso sorda alle grida di aiuto delle donne”.
“Sono 91 in Italia le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020. I maltrattamenti in famiglia –ricorda la rappresentante della Lega- sono in aumento dell’11%, un trend che può essere collegato alle misure di contenimento da lockdown e quindi di convivenza forzata”.
“Nell’aprile 2011 ad Istanbul, venne approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che –continua Lizzi- si configura come il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante, volto a creare un quadro giudiziario completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. La volontà è quella di inglobare gli atti di violenza contro le donne all’interno dell’ampio cappello di violazione dei diritti umani, conferendogli così le caratteristiche di una vera e propria forma di discriminazione”.
“L’Italia, il 19 giugno 2013, ha approvato ad un’unanimità il testo della Convenzione, ratificandolo. Ad oggi –conclude Lizzi-  nonostante le esortazioni del Parlamento europeo e la risoluzione emanata nel novembre 2019, all’appello mancano ancora sei Stati membri”.