Yama, cosa sono?

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Yama, che cosa sono?

Il primo degli ashtanga, gli otto stadi dello yoga, sono gli yama. Yama deriva dal sanscrito yam che significa “controllare” e indica i principi etici riguardanti il comportamento e la condotta morale.

Gli yama possono venire compresi al livello dell’azione, della parola e dell’intenzione.

Gli yama sono cinque:

1-Ahimsa

2-Satya

3-Asteya

4-Brahmacharya

5-Aparigraha

Ahimsa

La violenza verso gli altri, o verso sé stessi, deriva dalla paura per la propria salvaguardia personale o dal timore di perdere le proprie cose o i propri cari. Tutte le paure dell’uomo possono essere infatti ricondotte alla paura della morte. Se questa cessa, anche le paure minori, come ad esempio quella di venire abbandonati dal proprio partner, perdono di importanza.

Satya

Dire la verità è un aspetto molto importante di satya: non mentire, non dare informazioni tendenziose, non raccontare mezze verità. Quando si avanza nella pratica di satya bisogna essere sinceri con sé stessi.

Asteya

La volontà di sottrarre gli oggetti, le capacità o gli attributi di un altro ha le sue radici nella gelosia, nella competizione, nel desiderio di possedere, nel senso di insicurezza, dalla sensazione di non avere abbastanza. Il vero aspirante nel viaggio dello yoga non prenderà mai niente senza il diretto permesso del suo legittimo proprietario. Per molte persone non è pensabile rubare ciò che appartiene ad altri, ma anche loro potrebbero avere il desiderio di possedere il bell’aspetto, il bel compagno o lo status sociale di un’altra persona. Tutto questo deriva dalla tendenza che l’uomo ha di giudicare.

Brahmacharya

La parte più importante della pratica di Brahmacharya infatti consiste nell’imparare a controllare l’energia sessuale. Le vie e i metodi per arrivare a questo controllo sono molteplici. La non dispersione dell’energia sessuale fa acquisire un indomabile coraggio, energia e vigore, che sono doti necessarie per poter andare a fondo nella pratica dello yoga.

Aparigraha

La pratica di aparigraha consiste nel cercare di vivere una vita semplice, prendendo ed utilizzando solo ciò di cui si ha bisogno. Questo non consiste nel rinunciare completamente a tutti i beni terreni e diventare un mendicante, ma significa semplicemente non accumulare cose di cui non si ha bisogno. Il non attaccamento non deve essere coltivato solo a livello materiale, ma anche per le persone, le idee e i comportamenti abituali. L’esercizio di aparigraha induce il praticante a mantenere un comportamento modesto ed onesto, semplificandone immensamente la vita. Chi ha poco e ha bisogno di poco, non ha molte preoccupazioni!

 

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