CERVIGNANO. La Boba

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Intere generazioni di ragazzi sono cresciuti giocherellando in mezzo alla strada. Bastava una bicicletta, un sacchetto di biglie, qualche legnetto per trascorrere ore e ore, tra risate e qualche litigio. Pomeriggi di canicola estiva o di giornate festive in cui il tempo passava allegramente giocando col pallone, a nascondino e correndo in mille corse pazze. Bastava qualche bottone, un mucchio di pietre e tanta voglia di avventura per rendere queste esperienze magiche e simili a quelle lette nei libri. D’altra parte faceva gola entrare nelle vecchie case abbandonate o dentro edifici in costruzione… Luoghi che sussurravano vecchie memorie e dentro cui si aveva sempre tanta paura, ma che poi, una volta conquistati, ti davano modo di sentirti come Tarzan, nella giungla, così forte e invincibile.

Ma veniamo ad un pomeriggio di circa quarant’anni fa …

L’Ausa era un amico fidato dalle cui rive ci si poteva tuffare ma anche lanciare dei sassi a pelo d’acqua. Peccato che non si riusciva mai ad attraversarlo perché la corrente era sempre troppo forte!  Stefano Toscani, cresciuto a Cervignano, e oggi stimato professionista, ex fazzoletto blu e bianco degli scout, ha sempre vissuto di avventure all’aria aperta e ben si ricorda quella volta che, assieme a Luca Puntin, esplorò la Boba.

Non ha memoria di come sia nata questa idea di entrarci. Forse, ascoltando il padre di Luca, l’architetto Ennio Puntin Gognan, quando aveva raccontato ad entrambi dell’esistenza di un antico e particolare canale sotterraneo che sorgiva dall’ex Cantina sociale e si diramava poi lungo la via Roma e a cui si poteva accedere proprio da casa sua. Introdursi però richiedeva prudenza e soprattutto non soffrire di claustrofobia!

Stefano e Luca esplorarono così l’antica fognatura che da piazza Marconi si diramava lungo Via Aquilea e Via Roma. A distanza di quasi 40 anni Stefano ricorda ancora quei pomeriggi spensierati quando illuminava con la pila la Cervignano sotterranea.

Il giardino di “casa Puntin” era piuttosto grande, al confine con la strada e recintato da un muro in mattoni, mentre al centro c’era una specie di pozzetto dove i due ragazzi verificarono che non era difficile calarsi. L’avventuriero era sicuramente Luca, il primo ad aver scoperto quello che sarebbe diventato il “segreto”, e il primo ad entrarci con l’aiuto di una rozza scaletta formata da diverse staffe di corda, lunga forse tre metri o più.

Muniti di stivali, pile e walkie-talkie iniziarono l’avventura nella Boba. Diversamente da quanto immaginavano non trovarono acqua e nemmeno cattivi odori, ma solo tracce di detersivo. Stefano ci ritornò ancora tre volte, mentre Luca qualche volta in più.

Qualche raggio timido di luce filtrava dalle caditoie della strada. Luca aveva portato anche le sedie di tela, quelle usate in spiaggia, cosi da potersi sedere all’occorrenza. Fino all’incrocio con via Aquileia e via Roma i due ragazzi erano in grado di procedere in piedi, poi la Boba mancava di altezza sufficiente ed erano costretti a sedersi per prendere fiato.

La durata di ogni visita era di 2 o 3 ore e con molta probabilità arrivarono in via Aquileia fino all’altezza del cimitero riconoscibile dal getto d’acqua della fontana. Via Roma, invece, non la percorsero per un lungo tratto, perché troppo stretta. Rimangono nitidi i loro ricordi del tratto di Boba di via Aquileia avvolto di mattoni e del primo tratto di via Roma avvolto dal cemento.

Non mancarono  le bravate … Un giorno capitò che i due ragazzi si fermarono sotto la farmacia Lovisoni, all’altezza dell’attuale semaforo. Stefano si mise ad urlare senza motivo, spaventando un signore in superficie che poi scappò a gambe levate. La cosa aveva del divertente perché la vittima dello strano scherzo continuava a guardarsi attorno senza però accorgersi che le grida provenivano da sotto i suoi piedi.

Le escursioni di Stefano e Luca nella Boba rimasero segrete per lungo tempo e condivise solo in un secondo momento con qualche amico fidato. A distanza di quarant’anni Stefano ha deciso di raccontare pubblicamente la sua avventura in stile “I Goonies”[1] nella Cervignano sotterranea. Ora speriamo solo che a sua madre non venga un colpo!

 

[1] Goonies (The Goonies) è un film d’avventura del 1985 di Richard Donner. La sceneggiatura di Chris Columbus fu ricavata dal soggetto di Steven Spielberg, che fu anche il produttore del film

Estratto da un articolo di Michele Tomaselli, dal  n. 10 della Rivista di Storia, Arte, Cultura del territorio: Cervignano Nostra

 

 

 

 

 

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