CERVIGNANO FILM FESTIVAL: cinema e letteratura fra PASOLINI, KAFKA, MAGRIS E WELLES

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Giovedì 21 settembre, alle 21, al teatro Pasolini, sarà proposto un evento in anteprima: la visione del film “I Talk Otherwise” di Cristian Cappucci, straordinario road movie ambientato lungo il corso del Danubio.
Entra nel vivo il Cervignano Film Festival. I numeri sono da record: 21 cortometraggi internazionali, 21 videoclip da tutta Europa (più uno dal Cile), 3 corti regionali e 5 realizzati dalle scuole superiori italiane: una selezione severissima fra le oltre 600 opere arrivate in segreteria. Il festival, organizzato dal Ricreatorio San Michele con il sostegno del Comune di Cervignano e della Regione, con il patrocinio dell’Università di Udine, è dedicato al “cinema del confine e del limite”. Quattro i concorsi previsti: documentari e cortometraggi internazionali, videoclip musicali, cortometraggi delle scuole italiane e “Finestra sul cinema Fvg”. Il programma è ricco.  Giovedì 21 settembre, alle 9.45, alla Casa della Musica, la seconda parte del ciclo “Parole e immagini di emigrazione” porterà all’attenzione degli studenti il mito di un’Europa senza confini, con “Il mondo di ieri”, memorabile romanzo di Stefan Zweig, e “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Nel pomeriggio, in Sala Aurora, riprenderanno le proiezioni dei cortometraggi internazionali e Fvg, alla presenza di un ospite eccezionale: Maurizio Argentieri, uno dei più importanti tecnici del suono al mondo (già collaboratore di Ridley Scott), che terrà un breve intervento sul ruolo del suono nel cinema. Alle 21, al teatro Pasolini, ci sarà la proiezione, introdotta ancora da Argentieri, del film “I Talk Otherwise” di Cristian Cappucci, straordinario road movie ambientato lungo il corso del Danubio.
Il critico Carlo di Carlo ha scritto parole eccezionali: «Il film di Cristian Cappucci deriva da una profonda ricerca durata sette anni, si distingue per la sua originalità, si risolve attraverso il linguaggio e lo stile. E’ un viaggio attraverso l’acqua, l’acqua che scorre attraverso il fluttuare del tempo, come le acque del Danubio, tra passato e presente, tenendo d’occhio il futuro. Le immagini costruite con sapienza, la sapienza di un architetto, hanno da una parte il ritmo di una ballata nel tempo ma nella sostanza costituiscono un edificio riflessivo. La chiave linguistica del film è costituita dai rimandi. Ogni sequenza rimanda all’altra, ogni intervento rimanda all’altro, ogni “pensiero” rimanda all’altro. Il tessuto connettivo narrativo sta nel suo ritmo che è un ritmo “in sé”, diverso per ogni sequenza. Il vecchio, il nuovo, gli usi, le abitudini, il consumo. Le idee, le persone, le religioni. Così il mondo di appartenenza di ciascuno dei protagonisti va a comporsi come il mondo di tutti. Memoria sembianze meraviglie. Delusioni speranze sogni. La distruzione del ricordo e il significato del ricordare: perché “solo i pensieri, nati camminando, hanno valore».