La Scuola medica da campo di SAN GIORGIO DI NOGARO: l’inedita esperienza tra «Minerva e Marte» nella Grande Guerra

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Il 12 e 13 maggio, il Comune di San Giorgio di Nogaro in collaborazione con l’Università degli Studi del Friuli ha promosso al Toppo Wassermann di Udine il convegno di studi: Corpi sfregiati, anime violate: le ferite della prima guerra mondiale e l’esperienza dell’Università Castrense, con la partecipazione di specialisti provenienti dai maggiori Atenei italiani.  Una riflessione che intende approfondire gli effetti di un episodio-unicum della Grande Guerra: con i colpi sparati nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1915 dal cacciatorpediniere italiano Zeffiro contro il presidio austriaco di Porto Buso, gli eventi del mondo ‘grande’ precipitarono anche sul mondo ‘piccolo’ di San Giorgio di Nogaro, allora importante snodo comunicativo stradale, ferroviario e portuale. Quell’essere sul confine, che fino alla guerra aveva portato benessere alla cittadina della Bassa, avrebbe motivato la successiva istituzione nel suo centro urbano dell’unica sperimentazione italiana – fuori dalle università tradizionali – di un corso di studi di medicina e chirurgia. Fu l’Università Castrense, che avrebbe dato all’Italia una nuova generazione di medici formati in un breve percorso di studi, permeato da un inedito intreccio tra l’insegnamento teorico e un approccio pratico-esperienziale a una casistica di malattie, ferite, traumi, che, per numero e varietà, nessuna università italiana era stata allora in grado di poter affrontare.

È una vicenda rimasta quasi in un cono d’ombra: un silenzio della storia lentamente risarcito da ricerche e iniziative promosse di recente su scala locale, ma ormai numerose e diffuse anche su scala nazionale. Un contributo importante in questo senso è venuto dal volume Studenti al fronte di Daniela Baldo, Massimiliano Galasso e Daniele Vianello, edito a cura del Comune di San Giorgio di Nogaro. Con il convegno si cercherà di mettere in relazione la ricerca accademica con i dati raccolti dagli studi storici locali, nella consapevolezza che la vicenda dell’effimero campus universitario che ebbe sede a San Giorgio tra il 1916 e il 1917 assorbe e insieme riflette i segni di una Storia più grande.  Si spera così di rilanciare una riflessione a più ampio raggio capace di avvalersi di alcune competenze disciplinari e scientifiche tra le più prestigiose che si sono interessate a questi temi, per posizionare sul piano del presente lo studio di quelle lontane vicende, per vivificarne il ricordo, per custodirle, ma soprattutto per comprenderle nella loro sconcertante attualità.

 

 

 

 

 

 

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