CERVIGNANO verso il voto. Millevoi non candida.

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“A causa di personali ragioni di forza maggiore la mia avventura non ancora iniziata si é già conclusa.” Cosi il dott. Fabio Millevoi ha comunicato via Facebook la sua decisione di non far piu’ parte della lista il Ponte a sostegno del candidato sindaco Gianluigi Savino. Personalmente mi dispiace molto -pur non essendo da quella parte, come volgarmente si dice-. La mia stima per il dott. Millevoi non e’ certamente un segreto.

Fabio Millevoi e’ stato senza dubbio una delle piu’ felici intuizioni di Gianluigi Savino di questa “strana” campagna elettorale. Per due ragioni. La prima squisitamente intellettuale: l’uomo ha un cervello che viaggia veloce e miopi sono coloro che lo hanno catalogato solo come direttore Ance. Una diminutio che non rende merito all’artista. Certo Millevoi e’ anche direttore di un ente importante dove non si legge Shakespeare e alla maggioranza, in caso di vittoria, avrebbe sicuramente fatto comodo per tutta una serie di motivi.

La seconda ragione e’ politica. Millevoi, a cui non manca la capacita’ e l’esperienza dell’amministrare, ne’ i contatti che contano, ne’ certamente l’ingenuità verso la macchina pubblica, poteva essere anche qualcos’altro: un uomo prezioso per Savino, diverso per molti aspetti, ma politicamente e intellettualmente leale. Una pedina estranea alle lotte intestinali fra Travanuttiani e Paviottiani (pochi a dire il vero ma con i numeri per essere eletti).

Nulla cambia in ottica elettorale, ma sono ancor piu’ chiari gli equilibri della futura maggioranza, in caso di vittoria. Le ragioni per cui il dott. Millevoi ha scelto di non partecipare alle elezioni rimangono personali come e’ giusto che sia, ma dispiace per Cervignano che perde un’occasione, l’ennesima di avere un uomo pensante seduto in consiglio comunale e, in fondo –perche’ no?- dispiace anche per Savino.

Un Savino in buona fede che ha presentato la lista un mese prima senza far firmare le accettazioni di candidatura – si mormora- e questo gli farebbe merito, nella convinzione che il bene del paese piaccia anche alla politica dei palazzi.

 

 

 

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