A lezione di TRAVANUT. DAVID HUME: lo scetticismo del ragazzo terribile

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Un platea di tutto rispetto per la seconda lezione del corso di filosofia di Mauro Travanut, ormai alla sesta edizione. Molti i giovani presenti e gli amministratori locali, in primis il sindaco Gianluigi Savino. Protagonista della serata il filosofo  scozzese David Hume.

Due le cornici a distinzione della cultura occidentale: continentale (francesi, tedeschi, olandesi, italiani) e anglosassone. La Manica diventa la distinzione, ieri come oggi, di comportamenti e pensieri. La distinzione del pensiero anglosassone da quello continentale, si incontra nel pensatore, padre della vicenda culturale inglese medievale, Ockham secondo cui gli universali sono un niente, una voce che non conta alcunché.

“La sedia” e’ determinata, come la vediamo tutti, ma se diventa indeterminata “una sedia”, non si può considerare solo quella determinata, ma ciò che rappresenta una sedia, il contenuto del concetto. Da questo fulcro si forma il pensiero anglosassone. Tre i protagonisti: John Locke, George Berkeley e David Hume.Per gli inglesi conta la concretezza, il fare.

David Hume, figlio del Settecento, nasce ad Edimburgo nel periodo Illuminista in Europa. E’ un incorreggibile e terribile ragazzo. Un genio che farà traballare le certezze degli europei. Siamo di fronte a uno scettico puro. Certo non diventerà mai professore universitario, a causa del suo carattere ribelle e della sua lingua tagliente, ma farà l’ambasciatore. Scrive il suo capolavoro a 23 anni: “Il trattato della natura umana”, diviso in tre libri: l’intelletto, le passioni, la morale e la politica.

Il trattato sara’ pubblicato solo nel 1739 perché non fu subito riconosciuta la genialità all’opera. Una delusione per Hume il fatto di non essere capito; un aborto di stampa, per dirla con le sue parole. Solo qualche anno dopo, quando deciderà di riscrivere il libro sull’intelletto che chiamerà: “Ricerca sulla conoscenza umana” e lo renderà più accattivante, verrà capito e si faranno strada le idee scritte. L’Europa cadrà in ginocchio e abbraccerà l’angoscia.

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La percezione per Hume e’ qualsiasi cosa tu tocchi, vedi, gusti… Si percepiscono le “cose esterne” ma anche le “cose interne” (emozioni, passioni, sentimento…). Le percezioni possono essere semplici (un colore, una nota) e non semplici (arcobaleno, un accordo). La percezione immediata diventa impressione.La percezione che si trova nel pensiero ricordato, diventa idea, rappresentazione ricordata. L’innamoramento nella sua fase iniziale e’ impressione che dopo qualche anno diventa, secondo Hume, idea. Non ha piu’ la stessa forza.

Ci sono due mondi della conoscenza. Il mondo interno cioè il mondo delle idee dove le conoscenze sono di relazione fra le idee. Trovo esempio della combinazione delle relazioni che ho nella testa nell’aritmetica e nella geometria. Se dico l’opposto dico una non verità. Tutte le conoscenze di relazioni fra le idee sono rette dal principio di non contraddizione. Kant amerà Hume per averlo svegliato dal “sonno dogmatico”.

Ma e’ la conoscenza delle cose che stanno fuori che conta. Per conoscere un oggetto esterno devo fare esperienza.Ogni cosa che capita e’ dentro il processo causa effetto”che puo’ essere conosciuto solo con l’esperienza e non a priori.  L’esempio usato e’ quello del biliardo, colpisco la palla ferma che si muove. Ripeto e sempre capiterà cosi. Concludo che capita che la palla colpita si sposti, ma posso dire che colpendola domani si sposterà? No, secondo Hume non si può dire. Si puo’ dire che e’ probabile. Si puo’ dire quello che fai sperimentando ma non quello che sperimenterai. Non e’ una verità necessaria e universale ma che compete alle cose sperimentate, non alle cose che potrebbero capitare. 

La causalità non esiste. Il fondamento di cio’ che crediamo sia valido anche per il futuro si basa sull’abitudine che crea aspettativa. Venuta meno la causalità cessa la certezza intorno a tutto ciò che è trovato dal principio stesso della causalità. Rimangono solo percezione e abitudine.

Hume decreta: l’uomo fa esperienza costante: immediata o ricordata. L’io inteso da Cartesio non c’è. Prima del 1766 l’Europa delle universita’ incontrera’ il pensiero di Hume e cadra’ nella disperazione. Mentre nel 1766, la filosofia dello scozzese giungera’ nelle mani di uno… Ma questo e’ cio’ che Travanut spieghera’ mercoledi’ 26, sempre alle 18 e 30, al TEATRO PASOLINI. Vedremo.

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