REFERENDUM. LE RAGIONI DEL SI di PIETRO PAVIOTTI

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Verso il referendum costituzionale del 4 dicembre: votare Si o No? I pro e i contro alla riforma spiegati dai protagonisti della politica della bassa friulana. Iniziamo il nostro viaggio con Pietro Paviotti, capogruppo dei Cittadini in consiglio regionale e gia’ sindaco di Cervignano del Friuli, sostenitore convinto delle ragioni del SI.

Consigliere Paviotti, 5 aspetti positivi della riforma, per cui votare, secondo lei, SI il 4 dicembre…

1)    Abolisce l’inutile ed anacronistico doppione costituito da due Camere che fanno le stesse cose allungando infinitamente il processo decisionale e rende il Governo più stabile poiché dipenderà soltanto dalla fiducia della Camera e non più da quella del Senato;

2)    Realizza, al posto del Senato, una “Camera delle Regioni e dei Comuni” che avrà il compito di rappresentare i territori e le autonomie locali e di intervenire sulla produzione legislativa in materie circoscritte;

3)    Riduce il numero dei Senatori portandoli dagli attuali 315 a 100 di cui 95 in rappresentanza di Comuni e Regioni;

4)    Elimina ogni riferimento alle Provincie dalla Costituzione permettendone pertanto la cancellazione definitiva così come già previsto dalla Regione Friuli Venezia Giulia;

5)    Introduce il referendum propositivo e prevede meccanismi che facilitano di molto il raggiungimento del quorum per quelli abrogativi (si dovranno raccogliere 800.000 firme ma si riduce il quorum dal 50%+1 degli aventi diritto al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni della Camera).

Le modifiche proposte alla Costituzione possono portare a derive antidemocratiche?

No, le modifiche alla Costituzione non toccano la Prima Parte della stessa che stabilisce i principi ispiratori della Repubblica; viene invece modificata la Parte Seconda che tratta l’organizzazione dei poteri pubblici. Significa, in sintesi, ammodernare ed aggiornare il modello istituzionale pensato nell’immediato dopoguerra con pesi e contrappesi sproporzionati e figli del periodo della guerra fredda e dei blocchi contrapposti. Ciò che era pesante e (forse) necessario allora non può andare ancora bene 70 anni dopo. Il mondo è cambiato radicalmente e la necessità di individuare chiaramente chi e come deve governare, attribuendogli responsabilità decisionali chiare e definite è diventato un tema ineludibile.

Il fatto che i senatori siano sindaci o consiglieri regionali non pregiudica la funzionalità del Senato? Non sarebbe stato meglio se fossero stati eletti direttamente?

Sindaci e Consiglieri regionali partecipano al nuovo Senato proprio in virtù del loro ruolo e dunque per rappresentare le istanze dei loro territori e delle autonomie locali. In questo senso la loro, dunque, non è una rappresentanza “partitica” ma bensì territoriale ed istituzionale. La stessa cosa avviene in altre democrazie con, appunto, una camera legislativa ed una di tipo regionale. Per questo ritengo il fatto che i futuri Senatori siano Sindaci o Consiglieri regionali (che sono comunque eletti dai cittadini) sia da preferirsi rispetto a dei politici con elezione diretta.

La specialità della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ne esce ridotta come dicono alcuni o rafforzata?

Ne esce sicuramente rafforzata perché viene introdotto il meccanismo che prevede che qualsiasi modifica dello Statuto di Autonomia avvenga mediante “intesa” tra Stato e Regione e ciò ci garantisce molto più di adesso sul fatto che il Parlamento non possa modificare unilateralmente le condizioni della nostra Autonomia. Ricordiamo che solo pochi mesi fa il parlamento ha introdotto nel nostro Statuto la Città metropolitana disattendendo il volere del Consiglio regionale. Con l’introduzione dell’intesa ciò potrà non avvenire più.

La riforma costituzionale produrrà dei risparmi?

Francamente mi appassiona poco il tema dei risparmi diretti che è, a mio avviso, questione secondaria rispetto alla necessità di ammodernare le istituzioni e la loro capacità di dare le risposte ai bisogni dei cittadini. Il vero risparmio sarà infatti quello di realizzare un sistema meno farraginoso e più efficace, più aderente alle necessità della società contemporanea, e questa riforma ottiene certamente questo risultato. Detto questo è evidente che eliminare completamente le indennità di 315 Senatori è un risparmio diretto ed evidente per casse dello Stato.

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