RICICLARE LA CRISI CON CREATIVITA’ DI FRANCESCA PEZ

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Creare per uscire dalla crisi. Oggi è Francesca Pez di Porpetto, giovane mamma, studi in architettura, che racconta la sua arte. Non solo a Los Angeles o a Londra, ma anche in Friuli prendono forma creazioni che derivano dal materiale riciclato. Borse e borselli con abiti usati, in una combinazione di colori e tessuti sempre originale. Una parte di Friuli fashion ancora sconosciuta ai più. I suoi prodotti MedUsa, l’idea che riusa, piacciono a molti, soprattutto ai turisti.

Francesca, come è iniziata l’avventura?

(Sorride) Quando ero bambina avevo già una grande manualità. Ho iniziato per gioco. Mia nonna era sarta e quindi avevo dimestichezza con aghi e fili fin da piccola. In generale, la manualità è sempre stata una dote, un dono direi.

E quando è cresciuta?

Ho studiato architettura. Sono diventata mamma molto giovane e la mia vita è cambiata in meglio. La priorità è sempre stata mia figlia. Il primo lavoro in uno studio di progettazione, poi la crisi. Ho iniziato a lavorare con mio padre nella vendita diretta, un’esperienza che mi ha dato tantissimo.

Un’esperienza importante la vendita diretta?

Assolutamente. Fare un lavoro che non avrei mai fatto si è dimostrato un’esperienza preziosa. Ho scoperto il piacere di stare con le persone. Il contatto con il cliente. Quando si fermano a guardare e a commentare i miei lavori mi sento gratificata. La vendita ha un’importanza secondaria rispetto allo stupore che riesci a suscitare con le tue idee/creazioni. In qualche modo è la conferma di aver preso la strada giusta.

La filiera completa?

Certo. Dall’idea e scelta del materiale alla realizzazione fino alla vendita diretta. Ho tutto sotto controllo. (Ride) Non potrei mai rinunciare al sorriso di chi inizia un nuovo viaggio con una delle mie creazioni.

Ritorniamo agli albori

Tre anni fa ho iniziato a confezionare orecchini, braccialetti con carta riciclata e graffette. Il primo mercatino ho esposto anche una tenda della stessa fattura. Un po’ per gioco. L’idea è piaciuta. Così ho iniziato a frequentare i mercatini del Friuli Venezia Giulia.

Come si entra nel giro dei mercatini?

Con il passa parola. Attraverso Pro Loco, Associazioni varie, Comuni… Non c’è un elenco ufficiale, ma diversi siti internet che trattano l’argomento e pagine facebook alle quali fare riferimento. Poi entri nel circuito.

Quali i mercatini?

Da Magia delle mani, un’associazione di Cividale, a Gusti di Frontiera a Gorizia, Fiera dei Santi Rivignano, senza dimenticare Idea Natale e mercatini minori della zona come Grado e San Vio a Marano. Diciamo pure che non ho appuntamenti fissi, cerco mercatini che valorizzino il fatto a mano e opere dell’ingegno, provo diverse piazze per vedere il riscontro che hanno i miei articoli…se non va si cambia.

Quando l’idea MedUsa, con il materiale riciclato?

L’idea MedUSA da subito. Anche i bijoux sono con carta riciclata. La domanda esatta è quando l’idea delle borse.

Parliamo delle borse

Dopo un anno. Utilizzo combinazioni di cravatte, camicie e pantaloni da uomo. Sperimento i vari abbinamenti. Così nasce la borsetta. Sono tre persone che s’incontrano e iniziano un viaggio insieme. Poi sono arrivate altre sperimentazioni.

Borse da donna ricavate da abiti maschili?

Si, esatto…questa è stata l’idea dalla quale sono partita. Non c’è un particolare abbinamento di colori che prediligo, ma dove possibile cerco di introdurre una nota di rosso. Fra le cose che il pubblico apprezza maggiormente è come accosto i colori. Riesco a trovare un buon dialogo fra le varie parti delle borse.

Come trova il materiale?

Amici e parenti hanno iniziato a fornirmi il materiale. Abiti che non usano più. In due anni ho visto più di 500 cravatte tutte diverse.

Dove il debutto delle borse?

A Manzano a Sensi d’arte. Ancora una volta l’idea è piaciuta. Così ho proseguito con la sperimentazione di altri capi d’abbigliamento o parti di essi, variando sempre forme e colori.

Ha esposto anche a mostre?

Si, una tappa importante per quello che mi riguarda sono stati i sei eventi (tre quelli a cui ho partecipato) organizzati da Roson & Coccolo e BibanArt a San Giorgio di Nogaro. Occasioni, certamente, per farmi conoscere in un contesto al di fuori dei mercatini, ma soprattutto di confronto con artisti di altri campi. Con l’evento Esagerare la forma ho sperimentato per 10 giorni un nuovo modello.

Ci spieghi

Ho sperimentato una forma che finora è stata ostica: il cerchio. Ho realizzato 5 borse tonde di varie dimensioni: dal borsello al borsone per capirci. Ogni cerchio racchiude un capo d’abbigliamento o una parte di esso (una tasca, due maniche, un jeans, un abito, una giacca). La parte più importante è stata provare nuovi accorgimenti e soluzioni. È piaciuto molto il cambiamento, l’evoluzione. Esporrò i nuovi modelli nei prossimi mercatini.

Il cliente tipo?

Non esiste. L’uomo si ferma incuriosito davanti all’utilizzo inconsueto della cravatta e apprezza l’idea. Magari pensa a un regalo. Non c’è fascia di età. Quando creo una borsa non ho un target di cliente in mente. Lavoro molto con i turisti, stranieri e non, ma anche con amici e conoscenti che vogliono una borsa con qualcosa che non indossano più, ma non riescono a buttare.

Diventerà una professione vera e propria?

Questo è il progetto. Sono fortunata perché la famiglia mi sostiene. Non secondario, lavorare da casa, mi permette di seguire mia figlia. Non nascondo i sacrifici, ma vuole mettere la libertà?

Concordo, la libertà è prioritaria. La vendita online è una soluzione possibile?

Penso di orientarmi per un sito vetrina per visitatori che sono già clienti. Lavorando molto con i turisti, dal sito potrebbero seguire le mie ultime creazioni. Troppo dispendioso il marketing online per il mio prodotto.

Si sente friulana?

Assolutamente sì. Le mie borse parlano friulano. Ai tempi dei nonni era normale il riutilizzo, non si buttava via niente. Del resto mi porto nel DNA la sperimentazione dei miei avi di Lovea. (Ride) Nel 1944 un aereo inglese si schiantò sul Monte Sernio. Ciò che rimase dell’aereo venne smontato per fare utensili.

Il Friuli è pronto per il suo artigianato?

Credo che non lo sia ancora. Finche’ continuiamo a esportare talenti e comprare il made in China e la fast fashion non saremo mai internazionali. A spaventare è l’età media che avanza. Del resto gli anziani non possono essere grandi consumatori d’innovazione.

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