FRIULI LAMPEDUSA DEL NORD? PARLA IL SINDACO DI TARVISIO RENATO CARLANTONI

Sindaco al secondo mandato, consigliere in Provincia di Udine, parla correttamente 3 lingue. Un uomo di confine davvero.

Da Sindaco, come valuta l’utilizzo di strutture pubbliche per l’accoglienza o l’ospitalità di immigrati?

L’utilizzo di strutture pubbliche può essere una soluzione se usate con ponderatezza: non si può pensare che una comunità, “colpevole” di avere una caserma dismessa, magari con 300 posti a disposizione, venga invasa indistintamente rispetto al numero dei residenti.

Quale proporzione dovrebbe esserci fra numero di immigrati e di abitanti?

Va superata la teoria del “buco da riempire” per risolvere il problema e va applicata una proporzionalità che non deve mai superare il 5/6 %.

Tarvisio e più in generale il Friuli Venezia Giulia sono la “Lampedusa del nord”? 

La rotta balcanica ha oramai superato ampiamente, da un punto di vista numerico, quella del mediterraneo, Tarvisio è la frontiera che in questa regione, ma nell’intero Nord Italia, è la più frequentata da questi passaggi. Solo quest’anno ritengo che arriveremo sicuramente a 2000 passaggi.

Da quando nasce il problema?

Il problema non nasce oggi, questa rotta è già ampiamente sfruttata da diversi anni ed è quello che cercavo di far capire alle istituzioni preposte l’autunno scorso, quando si fece concreta la sciagurata ipotesi di istituire un CARA presso la caserma LaMarmora di Tarvisio, composto da persone provenienti dalla rotta mediterranea.

Come è andata a finire?

Cercai di spiegare a tutti che era una contraddizione in termini istituire proprio qui, a ridosso del confine, un centro di questo genere composto tra l’altro da persone provenienti da un altro canale di passaggio, quando già da anni qui c’era una rotta con centinaia di passaggi.

Risultato?

Venni accusato di xenofobia, di chiusura mentale, di razzismo, ma con il tempo si comprese che il problema era reale, venne sospesa l’ipotesi LaMarmora (purtroppo ancora oggi centro di interesse del Ministero), cominciarono maggiori controlli al confine, si istituirono pattuglie di polizia italo-austriache.

La Presidente Serracchiani ha recentemente dichiarato che il Friuli “è un modello dal punto di vista dell’accoglienza e non vi è alcun allarme”. Sottovaluta il problema?

Visto il degrado che quotidianamente vediamo nei giardini pubblici, nelle stazioni e in edifici abbandonati nelle nostre città, direi che dichiarare che il Friuli è un modello di accoglienza sia un po’ ottimistico. Come ottimistico è pensare che non vi sia nessun allarme, perché è chiaro che se l’Ungheria continua nella sua politica di chiusura e l’Austria decidesse, per saturazione, di chiudere i propri confini, l’unico punto di accesso delle persone provenienti dalla rotta balcanica sarebbe il Friuli Venezia Giulia.

Cosa potrebbe accadere in questo caso?

Non vorrei che dai paesi balcanici, che sono per queste persone esclusivamente zone di passaggio, si cominciassero a riempire treni diretti in Italia, carichi di queste persone. Questo, unitamente ai passaggi via terra, creerebbe una situazione assolutamente ingestibile.

Lampedusa del nord, quindi?

Spero che ciò non avvenga, ma comunque varrebbe la pena affrontare anche questa ipotesi e il primo punto da chiarire con il Governo Nazionale è impedire che in questa Regione vengano assegnate quote di profughi provenienti dalla rotta mediterranea, perché ritengo che l’afflusso via terra renda già oggi il Friuli Venezia Giulia la “Lampedusa del Nord”.

Si pone anche una questione politica?

E’ chiaro che la percentuale molto più alta di accoglimento delle domande di richiedenti asilo in questa regione rispetto al Veneto, pone anche una questione politica.

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