ZONIN: FINO ALL’ULTIMO MILIONE.

In pochi mesi Gianni Zonin si è dimesso da due presidenze storiche. A novembre dalla Banca Popolare di Vicenza e il 24 marzo dalla Zonin 1821, azienda vinicola di Gambellara (Vicenza) dove era al timone dal 1967. Ha chiuso il 2015 con un fatturato per 186 milioni (+16%). A ricevere le consegne il figlio, Domenico. Si chiude definitivamente un’epoca. Della Galassia di tenute anche la Ca’ Bolani di Cervignano del Friuli della famiglia Zonin dal 1970, con i suoi 550 ettari, vocata alla produzione di vini bianchi pregiati e rossi strutturati.

Gianni Zonin indubbiamente ha scritto un pezzo di storia della bassa friulana, dando da lavorare a diverse famiglie. L’amore per la tenuta Ca’ Bolani, la consapevolezza della tutela delle risorgive, ma anche le serate mondane nella Tenuta Ca’ Vescovo di Terzo di Aquileia con politica e grande imprenditoria. I friulani hanno memoria lunga, si potrebbero scrivere decine di aneddoti raccontati dai suoi dipendenti. Poi lo tsunami che ha investito la Banca Popolare di Vicenza di cui Zonin era Presidente. Cala il silenzio su storie che si leggono come quella del bracciante i cui straordinari venivano pagati in azioni che racconta di corriere organizzate per andare alle assemblee della banca. Sembrano passati decenni dalle Feste di Ringraziamento all’insegna dell’umiltà contadina. La vita, si sa, in un colpo di spugna si prende anche meriti. Impietoso l’articolo del Wall Street Journal: The banker Who is no longer welcome in restaurants, accenderà i riflettori internazionali sulla storia tutta italiana della Banca Popolare di Vicenza e sull’ormai ex Presidente, molto conosciuto oltre oceano.

Di questi giorni l’assemblea dei soci BpVi. Rimane difficile da capire il bisogno di un signore alla soglia degli 80 anni, con alle spalle un impero, di farsi liquidare un milione di euro da una banca in fallimento. L’assemblea della Banca Popolare di Vicenza, ha stoppato l’azione di responsabilità, con un colpo di reni di un sistema non ancora tramontato.

 Ormai è lontano lo spirito dell’uomo contadino che animava le Feste del Ringraziamento. Anche nella bassa friulana resterà il ricordo dell’uomo banchiere.

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