PALMANOVA: INGLESE IN FAMIGLIA

Più di 400 bambini ogni anno imparano l’inglese al The Wonder English Centre di Palmanova. Il direttore della scuola Angelo Sean Sebastianis, nato in Svizzera nel cantone tedesco, padre friulano, colpisce di primo acchito per la sua umiltà. Ha imparato la multiculturalità fin da bambino. A casa l’italiano a scuola il tedesco e l’inglese.

Angelo, come nasce la sua passione per le lingue?

Dalla passione per l’altro. Le lingue sono le chiavi per aprire finestre sul mondo. Tutto nasce dalla curiosità. Le lingue diventano il mezzo per comunicare. Solo attraverso la comunicazione i popoli possono capirsi. L’inglese, in special modo, permette di accedere a vari campi, si è facilitati a viaggiare, a lavorare, qualcuno che capisce si trova sempre.

Quali le esperienze giovanili?

Dall’infanzia in Svizzera al diploma in Friuli. La laurea in Inghilterra equiparata a Bologna. Poi un lavoro di traduttore di romanzi anglo-americani alla Bompiani. Era un po’ il mio sogno.

Così è stato?

No, mi mancavano la condivisione e il confronto con gli altri. Il no contact con le persone ridimensionava la mia curiosità. Sperimentavo l’arte, ma degli altri, non la mia. Così sono diventato giornalista freelance per giornali inglesi e friulani. Mi sarebbe piaciuto raccontare la guerra nell’ex Yugoslavia dal fronte. Sentivo il bisogno di fare altre esperienze.

Sono arrivate?

Sono una persona fortunata perché sono nato con il coraggio di osare. Solo così la fortuna viene incontro: pensare positivo mi fa stare bene. Dopo una serie di domande come cooperatore in organizzazioni non governative, è arrivata l’occasione: in Etiopia come insegnate per bambini d’inglese, italiano e musica.

Nasce in Etiopia la passione per l’insegnamento ai bambini?

Sì, non avevo mai pensato d’insegnare ai bambini, lì ho capito che mi piaceva moltissimo. Mi sono specializzato con un master per l’insegnamento della lingua inglese a New York e uno a Londra.

Quando rientra definitivamente in Friuli?

Nel 1997 con la famiglia. Nello stesso anno fondo la scuola d’inglese per bambini con mia moglie, un progetto tutto nostro a cui credevamo molto. Nasce in un appartamento, dopo 3 anni eravamo già nell’attuale sede di via Manin.

Perché a Palmanova?

Ho creduto molto nell’investimento a Palmanova, in questa cittadina di provincia. I consigli, ovviamente, erano contrari. Palmanova non è pronta, mi ripetevano. Ho investito perché nulla è pronto finche’ qualcuno non offre l’opportunità.

E’ stato facile?

Presentavo il progetto nelle scuole. Poche scuole capirono il messaggio. Cosa poteva servire un’altra lingua se non a fare confusione. Invece l’impatto sui bambini è assolutamente positivo.

E oggi, 18 anni dopo?

Sono le scuole a chiamare. Siamo un punto di riferimento per il territorio. Pochi sanno veramente insegnare ai bambini, perché in Italia non c’è una scuola che insegna ad insegnare ai bambini l’inglese, mentre all’estero è un percorso di studi in voga da anni.

Alcuni numeri della sua scuola…

I bambini sono circa 400, gli adulti una quarantina e gli insegnati 10.

I bambini e le lingue una riflessione…

Avendo vissuto in Svizzera, in Inghilterra ma anche in Etiopia, ho conosciuto bambini esposti anche a 6-7 lingue. Non dobbiamo aver paura del nuovo. Il bambino non ha paura, al massimo gli viene trasmessa dagli adulti, impara sempre e comunque, non ha pregiudizi, non esiste la confusione. Il bambino può anche solo ascoltare, comunque viene esposto a un confronto con l’altro. La fase attiva diventa automatica.

E la grammatica?

La grammatica è la riflessione della lingua. L’ultimo aspetto. Con i bambini il progetto di lavoro è ascoltare, parlare e soprattutto giocare in inglese, per ultimo, scrivere.

Come s’impara una lingua?

Con l’esperienza e il divertimento. Attraverso il fare. La lingua ci serve per vivere, per esaurire dei bisogni.

Qual è il bisogno di un bambino?

Giocare! Stare con gli altri bimbi. Questa scuola è una grande famiglia. L’edificio stesso è una casa con tanto di tende e, come in ogni casa, si entra con le ciabatte, ci si siede per terra come nella propria cameretta. Le lingue s’imparano in un contesto affettivo, quando ci si sente in un ambiente sicuro. Si impara quando c’è empatia con l’altro.

Quando un insegnante è bravo?

Un bravo insegnante sa rompere gli schemi, sa incantare. Sa guardare con gli occhi di un bimbo. Aiuta ad aprire una porta, a scoprire nuovi mondi. Ti accetta per quello che sei. Per imparare bisogna anche sbagliare, senza paura. Si deve osare. Comunicare il messaggio questo conta, poi arriveranno anche le parole corrette.

Angelo, si sente friulano?

No, non mi sento friulano però amo il Friuli, questa meravigliosa terra che ha ancora molto da dare. Ci sono tantissimi colori a disposizione ma finora si è dipinto solo col nero, bianco e grigio. Penso alla valorizzazione dell’arte, della lingua, del turismo, dell’enogastronomia… Il friulano ha paura di intraprendere nuove strade. “E’ sempre stato fatto così”. Ma cosa vuol dire?

La lingua friulana e quella inglese sono in concorrenza?

No. Quello che aggiunge una non lo toglie l’altra. Nulla è cancellato solo aggiunto.

Il friulano a scuola, una sua un’opinione…

E’ importante che il friulano sia insegnato a scuola. E’ un segnale di istituzionalizzazione. Le radici sono fondamentali perché infondono sicurezza, così come accade per i riti. Si crea un terreno fertile per seminare.

Quindi il Consiglio regionale fa bene a parlare 4 lingue?

Certo. Per prime le istituzioni devono lanciare il messaggio di multiculturalità. Il Friuli dovrebbe essere un trampolino per le diversità, una fucina di idee per il futuro.

Una definizione per la sua scuola…

Un ambiente sano, in cui ci si sente amati, protetti e sicuri. Una famiglia. Un ambiente dove imparare è un’esperienza felice. Il bambino viene prima di tutto. Gli insegnanti condividono il progetto con naturalezza e affettività.

 Si sente realizzato?

Ho molto da fare ancora. C’è sempre qualche obiettivo da raggiungere, qualcosa di nuovo da sperimentare. Ogni volta che incontro un ex alunno della scuola e mi abbraccia o ci passa a trovare a scuola… allora sì che mi sento realizzato, sento il loro affetto e riconoscenza. Per me questo vale più di ogni cosa!

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