QUANDO IL VOTO SEMBRA UN DIRITTO. IL 4 DICEMBRE AUSTRIACO

LETTERA A BASSAPAROLA

Elezioni presidenziali di aprile nella vicina Austria. Nessuno dei rappresentanti dei partiti tradizionali arriva al ballottaggio ma un verde europeista, amico dei rifugiati contro un nazionalista antieuropeista, nemico dei clandestini. Il buono e il cattivo che la stampa filogovernativa italiana non mancherà di rimarcare. Vince il verde per qualche migliaia di voti dovuti al voto di corrispondenza. Perché i residenti all’estero avrebbero idee tanto diverse dai residenti dentro i confini austrici? A luglio la Corte Suprema trova illegalità tali proprio nel voto per corrispondenza  tanto da annullare e ordinare un altro voto annunciato per l’inizio di ottobre. Siamo quasi a novembre e nessun austriaco ha votato.

Ad Agosto, infatti, i sondaggi davano in vantaggio –strano!- il candidato nazionalista antieuropeista, che non ama i clandestini… insomma il cattivo. Il ministero degli interni retto da uno filoeuropeista –uno dei buoni per intendersi- si accorge che la colla delle buste del voto per corrispondenza non è buona. Ma no?! Corre l’anno 2016. Impossibile comperare buste nuove a quanto pare… E cosi le elezioni vengono rimandate di due mesi, con buona pace degli elettori e dei sondaggi, al 4 dicembre. Quali stranezze non accadono in nome della democrazia di Bruxelles… certo, certo, sempre meglio non votare che eleggere qualche antieuropeista… Così il 4 dicembre diventa l’incrocio fra il ballottaggio austriaco e il referendum italiano…

A.D.

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