VOLONTARIATO. DA SAN GIORGIO AL GUATEMALA raccontato da ERMILIO TAVERNA

Un appello a medici, infermieri e a chiunque possa dedicare energie, tempo e competenze ad aiutare chi ha bisogno, andando nelle terre che parlano di povertà. Questo il senso della storia di Ermilio Taverna che nel sangiorgino, ma non solo, non ha bisogno di presentazioni. Alla fine del suo impegno lavorativo e politico Taverna sperimenta un percorso di volontariato che lo porta fino in Guatemala…

Quando sposa il volontariato?

La prima esperienza significativa risale tra la fine degli anni Novanta e gli inizi degli anni Duemila con l’associazione “Non Bombe ma solo caramelle” a Kragujevac, un polo industriale automobilistico legato al gruppo Fiat con 8-­10.000 dipendenti ai tempi d’oro e obiettivo di bombardamenti della Nato a seguito delle vicende geopolitiche legate alla dissoluzione della ex Jugoslavia. I bombardamenti e la fine della produzione, seguiti dai cambiamenti politici, avevano creato disoccupazione e la fine dei finanziamenti pubblici a Ospedali, Scuole, con una forte emarginazione dei più deboli. Negli anni si e’ creata una rete di solidarietà in cui sono state coinvolte diverse realta’ dell’Associazionismo e dell’Amministrazione locale per la raccolta di materiali, dal vestiario al materiale scolastico, fino al finanziamento di progetti per il recupero di edifici scolastici, sanitari, e con la donazione da parte della Misericordia di 3 pulmini per disabili e 2 ambulanze, e di letti e arredi da parte della ASP Chiabà.

Non solo estero…

Il 2012 e’ l’anno della pensione e l’energia si focalizzata ancora di piu’ sul volontariato. Non ho mai portato “divise’ e il mio voleva e vuole essere un percorso di crescita individuale e un modo per aiutare, nel mio piccolo, gli altri. Così sono iniziate le ricerche da “internauta” e mi sono imbattuto in due realtà: il CEFA di Bologna e “Mondo in cammino” di Carmagnola, che cercavano aiuti per un progetto di aiuti all’Istituto Agrario “Calvi” a Finale Emilia colpito dal sisma. Ho trascorso a Finale un mese e mezzo per riavviare, insieme ad altri volontari, 9 ettari di frutteto coltivato a pere e recuperare le serre didattiche . Con la vendita del raccolto l’istituto si e’ autofinanziato la didattica e le aule. La Provincia di Udine, su una mia proposta,ha destinato una somma significativa per un prefabbricato destinato a laboratorio per la didattica per i disabili, inaugurato nel 2014 e ancora attivo. Significativa la collaborazione con l’istituto agrario di Pozzuolo del Friuli che si e’ impegnato anche in una raccolta di fondi.

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Quando il contatto con il Sud America?

Nel 2013 finisce la mia esperienza in Provincia, e attraverso una ex collega di lavoro vengo a conoscenza della realtà di volontariato “RekKo Guatemala” ( il fondatore Giancarlo Noris era di Recco ), che in Guatemala porta avanti un progetto in campo sanitario ed educativo. Il Sud America e le vicende politiche che lì si sono vissute negli anni ha sempre attratto la mia curiosità, e il Guatemala dopo 36 anni di guerra civile è uno dei paesi dove le Associazioni di volontariato sono più attive. Mi sono subito chiesto come potevo essere utile. Non sono un medico ne’ tanto meno un infermiere o un insegnante e all’epoca non parlavo spagnolo. Mi sono messo a disposizione comunque, sono stato contatto e sono partito per Antigua.

Quanti centri dell’associazione ci sono in Guatemala?

I centri sono due. Un centro di aiuda sanitario ad Antigua e un piccolo ospedale a San Pedro Yepocapa, fondato da Giancarlo Noris e da alcuni medici dell’Ospedale di Ravenna e che oggi e’ diventato poliambulatorio specialistico e scuola.

 

La sua famiglia come ha preso le sua ‘nuova vita’?
Le scelte sono state sempre condivise in famiglia, e non solo per motivi economici, perche’ comunque i viaggi sono a carico del volontario. Anzi la seconda volta che sono stato ad Antigua e’ venuta anche mia moglie Daniela che assieme a volontarie infermiere di Milano ha contribuito a riordinare la farmacia, oggi attiva.

Quanti volontari ruotano nei due centri?

Il numero puo’ variare da tre, quattro alla volta, dipende. Il volontario, se non e’ pensionato (ride), usufruisce delle sue ferie. I permessi per il volontariato internazionale non sono piu’ come una volta. L’appello e’ per chi ha competenze specifiche come medici e infermieri, c’è tanta necessità di volontari in queste terre.

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Il suo impatto con la realta’ del Guatemala?

Ho incontrato quello che avevo letto e immaginato. Un Sud America povero,con molta emarginazione sociale e violenza, dove gli ospedali non hanno medicamenti, la Capitale Città del Guatemala, caotica con il suo traffico di bus fumanti, con un’urbanizzazione spinta, tanti bambini con sguardi che emozionano. Sono immagini difficili da spiegare.

Poi l’incontro con l’associazione Manos Amigas…

Manos Amigas e’ un’associazione che ho conosciuto ad Antigua perché collabora con Rekko Guatemala, si occupa di donne maltrattate, le recupera rendendole autosufficienti. Ovviamente quando si parla di donne si parla anche di madri e quindi di bambini.

Di cosa si occupa quando e’ nei centri?

Il “tuttofare” (Ride). Le attrezzature e i macchinari sono spesso donazioni e quindi hanno bisogno di manutenzione frequente. Vivo fra i due centri di Jepocapa e Antigua dove ho attrezzato una piccola officina. Non solo lavori di manutenzione, quest’anno per esempio abbiamo riammodernato gli impianti della Clinica dentale e installato una nuova poltrona dentistica frutto di una donazione. E poi c’è Manos Amigas e Suor Marcella che mi ha commissionato delle stufe utilizzate soprattutto per cuocere il cibo. Le loro stufe, spesso di fortuna, sono costruite in laterizio e il fumo si disperde all’interno dei locali diventando un problema di salute respiratorio soprattutto per anziani e bambini. Così con l’amico Claudio Boaro mi sono messo all’opera e insieme a Giuliano Del Col abbiamo preparato un progetto di stufa che poi abbiamo portato in Guatemala nel 2015.

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Cioè?

Inizialmente Il progetto arriva da un’idea dell’Università di Udine: il fornello pirolitico. L’intenzione è quella di proporlo per le realtà delle aldee, agglomerati di case costruite con mezzi di fortuna, qualche laterizio, legno e lamiera, e dove il fuoco spesso a fiamma libera provoca incendi. Acquistato il kit e i disegni, lo abbiamo montato a Manos Amigas e come combustibile abbiamo utilizzato l’’olote’ del mais. Ma poi pensiamo e sviluppiamo, come detto prima, una vera e propria stufa che oggi è in attività nel centro. Nella primavera 2016, l’ultima volta che sono stato in Guatemala ho avviato un progetto piu’ impegnativo rivolto a 15 famiglie. Il progetto lo abbiamo chiamato “ci prendiamo cura di te”, e va oltre l’impegno personale.

Ci spieghi…

Il progetto prende avvio nel giugno 2016 durante l’attività di volontariato presso le strutture Rekko di Antigua e di San Pedro Yepocapa, dove l’associazione opera da 18 anni nel campo del sostegno alla salute, all’istruzione e alle politiche sociali. Insieme ad amici sangiorgini e a due operatrici locali, Firmina infermiera del Centro di salute pubblica e Ruth fisioterapista, si e’ creato un progetto che mira a garantire nel tempo aiuto e sostegno per un miglioramento delle condizioni di vita a 15 famiglie locali.

Episodi di vita significativi in Guatemala…

Sono stati due gli episodi che hanno segnato il mio percorso. Il primo nel 2013-­14 accaduto in un centro ambulatoriale privato dove avevo accompagnato una volontaria che si era fatta male. Eravamo in sala d’attesa quando alla porta ha chiesto aiuto una madre con un bimbo in braccio afflitto da una terribile dissenteria e ormai allo stremo. Senza denaro non accedi al servizio sanitario. La donna viene allontanata. Con poche decine di euro abbiamo aiutato il bambino. L’episodio mi ha molto turbato. Quanto vale la vita di un bambino? Nemmeno 30 euro.

Il secondo?

Nel 2014, protagoniste Escarlet una bambina di 9 anni e la sorella minore Evelyn: la prima, affetta da sordità, aveva bisogno di un apparecchio per l’udito, la seconda di una visita ortopedica e e delle relative terapie. Il contributo economico diventava importante. Ho coinvolto la mia famiglia e insieme abbiamo deciso di diventare ‘padrini’ delle due bambine. Qualche mese dopo ho incontrato Escarlet che per la prima volta ha sentito la mia voce, l’espressione dei suoi occhi parlavano per lei. E’ stata un’emozione fortissima. Questi due episodi mi hanno legato inevitabilmente alla realta’ di Antigua.

Quando ritornerà in Guatemala?

Spero di riuscire a tornare il prossimo anno.

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