BICINICCO SI MOBILITA CONTRO L’ARRIVO DEI PROFUGHI

Un bar, un campanile. Siamo a Felettis frazione di Bicinicco, tantissima gente si è riunita al polifunzionale ad ascoltare il Sindaco di Bicinicco Bossi e quello di Santa Maria La Longa Treleani. I visi sono tesi, nessuno ha voglia di scherzare. Sarebbero 40 i profughi in arrivo in un complesso residenziale. Uno schiaffo a una piccola comunità come questa.

Il Sindaco di Bicinicco Bossi riporta le poche informazioni a sua disposizione. “Il prefetto ha deciso di allocare 35-40 richiedenti asilo politico in un unico stabile composto da più appartamenti in via Verdi 19, in seguito ad un accordo tra un privato e la Croce Rossa.” Bossi ha chiesto agli uffici comunali di verificare l’agibilità dello stabile e la relazione è stata girata prontamente al prefetto. Non ci sarebbe stata risposta.
Secondo altre informazioni in possesso del Sindaco i soggetti in questione sarebbero un gruppo di profughi in attesa di status politico, schedati e conosciuti. “Felettis qualora dovessero arrivare gli ospiti diventerà un punto sensibile per la sicurezza”. Ovviamente non sono mancati malumori e mugugni.

E’ il Sindaco Treleani di Santa Maria la Longa a riscuotere simpatia e applausi con le parole di chi il problema lo conosce bene. Usa una parola sopra tutte Treleani: vergogna. “Non e’ possibile in uno Stato retto da un Governo non eletto, in una Regione dove le continue riforme portano il cittadino sempre più distante dai palazzi e in cui l’unica istituzione rimasta vicina e’ il Sindaco, trovarsi davanti a questo tipo di logica. Non si parla di sottrarsi alle responsabilità istituzionali o di strumentalizzare.” Il tema, secondo Treleani, è anche politico: di come la Regione cerchi di scaricare più in basso i problemi. “In termini di numeri Udine gestisce 350 richiedenti asilo, pensate invece su 1900 abitanti averne 40. E’ una sproporzione.” Continua Treleani “La Regione avrebbe potuto individuare delle caserme, in centri grossi sotto controllo, con un certo tipo di approccio.” Affonda il colpo anche sulle Uti che servono per i grandi proclami e poi i problemi, quelli veri, vengono scaricati ai comuni piccoli. “I profughi a Palmanova sono 47, 18 quelli a Santa Maria e oggi forse 40 a Bicinicco. E Cervignano con 14.000 abitanti, perché non fa la sua parte?” Figli e figliastri insomma.

Treleani conclude con toni forti. “E’ giunta l’ora di dire basta”. Fra il pubblico qualcuno propone un picchetto davanti alla Prefettura, altri già pensano alla nascita di un Comitato.

E’ presente anche la minoranza che con la voce di David Ciotti ribadisce la disponibilità ad un’azione comune, ma sottolinea anche la contrarietà espressa fin da subito alla convenzione firmata dal Sindaco Bossi con altre amministrazioni limitrofe e la Prefettura secondo cui i profughi possono svolgere lavori socialmente utili grazie al supporto del volontariato.

L’intervento piu’ sentito e’ quello di Simone in rappresentanza delle famiglie residenti nella corte dove dovrebbero arrivare i profughi. Sono 15 persone di cui 5 bambini. Molti sono turnisti, lasciano mogli e figli soli la notte. Meglio non discriminare, certo, facile a dirsi se moglie e figli non sono tuoi. Quando parla Simone tutti ascoltano e tutti ci immedesimiamo nella sua situazione. Una vita di lavoro per costruire qualcosa e poi nel cortile di casa ti arrivano 40 profughi. Tante le domande. Su quale criterio e’ stata fatta questa scelta, ma anche la voglia di convocare il proprietario dell’immobile per chiedergli spiegazioni. “Martedì” racconta Simone “mi telefonano dei miei coinquilini spiegandomi che c’erano tre camionette della Croce Rossa. Hanno aperto il cancello e hanno cominciato a scaricare materassi e brandine.” La domanda e’ una sola: “Voi come ci tutelate?” Sarebbero sessanta i materassi scaricati. Gli animi sono agitati ed e’ solo l’inizio.

Ieri sera al polifunzionale a Bicinicco, non c’era nessun politicante a far la morale e a spiegare il significato d’integrazione a questa gente che paga le tasse, lavora e magari anche fatica ad arrivare a fine mese. Del resto, ogni tanto dimentico, che è facile parlare quando il cortile è quello degli altri.

 

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